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Lasso, se desiando corro a morte,
e se tornan fallaci i pensier miei
e le speranze in su 'l più bel fiorire,
omai ritrarmi, over fuggir devrei
da la mia Donna che spietata e forte
d' Amor non teme i fieri sdegni e l' ire;
e se possibil è col ben morire
salir a vita più tranquilla e lieta,
e se l' ultimo dì di queste pene
è 'l primo a le serene
ore dove 'l martir nostro s' acqueta,
qual maligno pianeta
mi tiene in vita in sì gravoso affanno,
e mi fa d' anno in anno
più desiar chi mi fugge e s' asconde,
e chiamar chi non m' ode e non risponde?
Ben potrò lagrimando aggiunger piume
a l' alma, che da questo carcer sciolta
voli nel Ciel, donde prima discese,
ma che questa crudel che non m' ascolta
cangi l' empio ostinato suo costume
non fia giamai, né che mi sia cortese.
Le voglie aveva a la mia morte intese
quel giorno Amor, che mi mostrò da prima
costei, che 'n vista era pietosa e umile,
acciò ch' avendo a vile
me stesso, lei de' miei pensieri in cima
ponessi, che con lima
ardente rode il cor, né posso aitarmi,
perché ragion, che l' armi
donar mi deveria per mia salute,
par che li preghi miei sprezzi e rifiute.
Fugge la speme, e 'l desir monta e sale,
che dietro a sé mi tira infermo e lasso
deove incender mi veggio a parte a parte,
né volger posso in loco alcuno il passo
per ritrarmi dal duol ch' ognor m' assale,
che tosto non la scorga in quella parte;
né mai 'l fiero pensier da me si parte,
che fatto al mio desio compagno eterno,
me la dipinge in nove e varie forme;
e se la carne dorme,
per far del viver mio crudel governo,
sin da l' oscuro inferno
mena del Sonno i più fidi messaggi,
che per torti viaggi
vanno a l' accesa innamorata mente,
il riposo sgombrando immantinente.
Come farfalla a la spietata luce
vago del mio morir seguo ad ognora,
e dentro i lumi bei mi struggo et ardo;
e se qualche piacer seco talora
un suo sereno e dolce sguardo adduce,
è contra 'l mio martire infermo e tardo,
ch' ei fatto per usanza in me gagliardo
in mezzo del mio cor donno si vive,
e con la forza sua fiero contrasta;
e se talor non basta
questa di lui contra le luci vive,
le voglie, che son prive
d' ogni speranza, in suo soccorso chiede,
le quai con presto piede
mi sgombrano del core ogni dolcezza,
e 'n van bramar mi fanno alta bellezza.
Troppo è crudele, Amor, la mia ventura,
se dagli occhi più bei che miri 'l Sole
mi vien vita sì acerba e sconsolata,
e da le dolci angeliche parole
è l' alma mia d' ogni suo ben spogliata.
O sorte troppo fiera e dispietata,
se lo sguardo ch' altrui dà gioia e pace
mi dona affanno, e fa sì lunga guerra,
né mi pone sotterra,
perché meco il desio che mi disface
e l' amorosa face
non sieno spenti; ahi cruda empia beltate,
che col vel di pietate
vestita, e con sembiante pien d' amore
chiudi sì alpestro e sì selvaggio core!
Canzon, se nulla il lamentar mi giova,
a che annoiar i proximi e i lontani
col gridar, col pregar, col sospirare,
se quella che beare
mi poria sol con atti dolci e umani,
per far da me lontani
tutti i piacer de la vita amorosa,
soperba e disdegnosa
mirando la mia sorte acerba e ria,
lieta si gode de la pena mia?