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Felice sasso, ch'a sì bella pietra
sarà congiunto in ciascheduna notte,
né per forza già mai di vento o pioggia
da radice fia svelto, in fin che il sole
meni a l'occaso il suo ultimo giorno
e sia coperto in fredda terra a l'ombra.
Ma io, fuggendo il caldo giorno, a l'ombra
a mezzo il tempo andai di questa pietra,
dove fui chiusa e mai non vidi il giorno,
ma spesse nubi dentro a la sua notte,
fin che m'apparve un raggio poi di Sole
che scoperse d'intorno ogni ombra e pioggia.
Sparsi per gli occhi allor più larga pioggia,
e comincia' a pregar quella chius'ombra
ch'a sé lasciasse alquanto entrare il sole
ch'io starei fissa in lei qual taglio in pietra;
ma quella, dura più di notte in notte,
non volle mai veder sua luce un giorno.
Onde turbato il mio tranquillo giorno,
dissi: – Se molle mai non fia per pioggia
la tua durezza, almen da la tua notte
fammi uscir fuora, o fammi terra od ombra –.
Ma ella, che fu sempre dura pietra,
giù da l'altezza sua mi trasse al Sole.
Non così incende le campagne il sole,
com'io d'ira e d'orrore arsi quel giorno,
e per gran doglia al fin diventai pietra;
che non curo del Ciel più vento o pioggia,
né della lunga notte la fredd'ombra,
anzi cerco star sempre ove sia notte.
Ma vedrò prima il fin d'ogni mia notte
e sorger fuor de l'occidente il sole,
ch'io non ritenga ancor quella fredd'ombra
nel cor di pietra, ove il fatal suo giorno
la circunscrisse contra a vento e pioggia
e a sé mi trasse come ferro pietra.
Pietra fredd'aspra e dura, ogni tua notte
allumi il giorno, fin ch'arrivi il sole
che ti copra di terra, e pioggia, a l'ombra.