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By Chiara Matraini Contarini

Felice sasso, ch'a sì bella pietra

sarà congiunto in ciascheduna notte,

né per forza già mai di vento o pioggia

da radice fia svelto, in fin che il sole

meni a l'occaso il suo ultimo giorno

e sia coperto in fredda terra a l'ombra.

Ma io, fuggendo il caldo giorno, a l'ombra

a mezzo il tempo andai di questa pietra,

dove fui chiusa e mai non vidi il giorno,

ma spesse nubi dentro a la sua notte,

fin che m'apparve un raggio poi di Sole

che scoperse d'intorno ogni ombra e pioggia.

Sparsi per gli occhi allor più larga pioggia,

e comincia' a pregar quella chius'ombra

ch'a sé lasciasse alquanto entrare il sole

ch'io starei fissa in lei qual taglio in pietra;

ma quella, dura più di notte in notte,

non volle mai veder sua luce un giorno.

Onde turbato il mio tranquillo giorno,

dissi: – Se molle mai non fia per pioggia

la tua durezza, almen da la tua notte

fammi uscir fuora, o fammi terra od ombra –.

Ma ella, che fu sempre dura pietra,

giù da l'altezza sua mi trasse al Sole.

Non così incende le campagne il sole,

com'io d'ira e d'orrore arsi quel giorno,

e per gran doglia al fin diventai pietra;

che non curo del Ciel più vento o pioggia,

né della lunga notte la fredd'ombra,

anzi cerco star sempre ove sia notte.

Ma vedrò prima il fin d'ogni mia notte

e sorger fuor de l'occidente il sole,

ch'io non ritenga ancor quella fredd'ombra

nel cor di pietra, ove il fatal suo giorno

la circunscrisse contra a vento e pioggia

e a sé mi trasse come ferro pietra.

Pietra fredd'aspra e dura, ogni tua notte

allumi il giorno, fin ch'arrivi il sole

che ti copra di terra, e pioggia, a l'ombra.