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Cinto co' rai d'insolito splendore,
Ecco il Genio di Roma al Tebro in riva,
Che, vòlto un guardo al Tempio suo maggiore,
Così al cor mi favella, e vuol che io scriva:
"Là simulacri incide il mio valore;
Là nude tele il mio pennello avviva:
Guarda qual per me torna al prisco onore
L'ampia Mole real, che omai languiva.
Dunque a fregiar quest'Arti il Campidoglio
Più non si elegga, ove pur troppo un giorno
Ebber trionfo dal Latino orgoglio;
Ma volin liete al Vatican d'intorno:
Ch'ivi lor son dovuti i lauri e 'l soglio,
Ove l'opre più degne hanno il soggiorno."