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Non so s'io me ne incolpi più le stelle
che quel celeste, raro, honesto viso,
o pur la troppo mia errante voglia
che nel cor mi hanno accesa sì gran fiamma:
ben so ch'i' ardo più ch'arida stipa
quando è agitata da sùbiti venti.
Non spiran per me più secondi venti,
ma contrarie mi son tucte le stelle;
agiugnesi al mio foco ognor più stipa,
nutrita dal fulgor del sacro viso
che nacque per tenermi sempre in fiamma
e fare etterna l'amorosa voglia.
Io non credo che mai sì intensa voglia
mitigar possino i più freddi venti
o reprimer la mia fervida fiamma,
e maladico le crudeli stelle
che piovvon tanta gratia in sul bel viso
ch'amor se l'usa per sua esca e stipa.
Almanco vedess'io di tale stipa
accendersi in costei ancor la voglia
e di pietà vestire il chiaro viso,
sì ch'io sentissi più propitii venti
e qualche aiuto lassù dalle stelle,
onde fusse più lieve la mia fiamma.
Ma prima arà consumpta questa fiamma
le mia già lasse membra con suo stipa,
che 'l duro corso lor mutin le stelle
o che s'allenti la mia lunga voglia,
tanto impedita da contrarii venti,
ch'io ne porto mutato e mesto il viso.
O sempre agli occhi mia presente viso,
increscati horamai della mia fiamma!
O tanto contra me turbati venti,
spegnete per merzé sì ardente stipa!
O troppo ingorda et effrenata voglia,
fa qualche schermo al poter delle stelle!
Inique stelle, non più legne o stipa
a questa voglia, non più fuoco o fiamma;
mostrate, venti, omai tranquillo il viso.