7

By Alessandro Braccesi

Non so s'io me ne incolpi più le stelle

che quel celeste, raro, honesto viso,

o pur la troppo mia errante voglia

che nel cor mi hanno accesa sì gran fiamma:

ben so ch'i' ardo più ch'arida stipa

quando è agitata da sùbiti venti.

Non spiran per me più secondi venti,

ma contrarie mi son tucte le stelle;

agiugnesi al mio foco ognor più stipa,

nutrita dal fulgor del sacro viso

che nacque per tenermi sempre in fiamma

e fare etterna l'amorosa voglia.

Io non credo che mai sì intensa voglia

mitigar possino i più freddi venti

o reprimer la mia fervida fiamma,

e maladico le crudeli stelle

che piovvon tanta gratia in sul bel viso

ch'amor se l'usa per sua esca e stipa.

Almanco vedess'io di tale stipa

accendersi in costei ancor la voglia

e di pietà vestire il chiaro viso,

sì ch'io sentissi più propitii venti

e qualche aiuto lassù dalle stelle,

onde fusse più lieve la mia fiamma.

Ma prima arà consumpta questa fiamma

le mia già lasse membra con suo stipa,

che 'l duro corso lor mutin le stelle

o che s'allenti la mia lunga voglia,

tanto impedita da contrarii venti,

ch'io ne porto mutato e mesto il viso.

O sempre agli occhi mia presente viso,

increscati horamai della mia fiamma!

O tanto contra me turbati venti,

spegnete per merzé sì ardente stipa!

O troppo ingorda et effrenata voglia,

fa qualche schermo al poter delle stelle!

Inique stelle, non più legne o stipa

a questa voglia, non più fuoco o fiamma;

mostrate, venti, omai tranquillo il viso.