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By Antonio Tebaldeo

Posava Seraphyn dal somno oppresso

il dì che contra lui Morte il stral prese.

Smarrito de l'assalto il braccio stese

per tòr la cethra che gli stava apresso;

ma invan, ché i primi a cui fu il campo messo

fur lingua e la mano e , onde il si rese.

Teco l'alma restò, ché al suo paese

senza te ritornar non gli è concesso.

Piangilo, ch'el ne fa pianto e lamento

tal che no 'l vide! Fa', se 'l t'ha servita,

ch'el possa dir: “Cecilia, io non mi pento!”

Che se chi a viver qualche dì ne aita,

in premio ne riporta oro et argento,

che merta quel che ne dà eterna vita?