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By Giacomo Leopardi

Vuoi saper che sei tu? disse

Al Capriccio un giorno Amore:

Erri sempre; e ne l'errore

Godi inutil libertà.

Un leggier desio ti guida,

Che n'ha mille in se raccolti,

Che si slancia a quanti volti

Gli presentano beltà.

Vola intorno il tuo diletto;

Ma non entra in mezzo al core;

Né sa mai di quel licore

Che si chiama voluttà.

Non conosci tenerezza,

Non raffini il sentimento;

Forse privo di tormento,

Senza aver felicità.

Vuoi saper che sei tu, Amore?

Il Capriccio gli rispose:

Tu di lunghe idee noiose

Malinconico inventor.

La tua brama ti dà pena;

Soddisfatta, te l'accresce:

E indistinto a te si mesce

Il contento col dolor.

E d'un folle non è questo

Il carattere più espresso?

Forse sono un folle io stesso;

Ma di noi chi folle è più?

Vario è il corso d'ogni cosa;

Vario ancora è il genio mio:

Io più godo. E non son io

Folle men che non sei tu?

Sì, rispose Amor, tu passi

Più di me giorni ridenti,

Perché poco o nulla senti;

Sempre al volgo avvien così.

Ah, son l'anime gentili

Nate al duol: ma quando viene

Il momento del lor bene,

Val per mille de' tuoi dì.