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Se il Cielo e Amore insieme
destinan pur ch'io mora
e gionta è l'ora che mia vita incide,
queste mie voce extreme
almanco sieno intese
e sian palese a quella che me occide.
Ma a che, se lei se 'l vede e se ne ride?
Ché aperta è ben mia doglia
a quella fiera che 'l mio cor conquide;
ed essa, che mi spoglia
e vita e libertade,
non ha pietade del martir ch'io sento.
Insensata mia voglia!
Ché doler mi convene
e sazo bene che io mi doglio al vento.
Odi,superba e altera, le mie pene,
odi la mia rason sol una volta,
prima che morte al crudo fin mi mene.
Se a te non è quella memoria tolta
che aver solea quella anima gentile,
se la tua mente al tutto non è involta,
come è scordato il dì quarto de Aprile,
quando mostrasti aver tanto diletto
de lo amor mio che adesso è tanto vile?
Tardi ho chiarito il turbido suspetto
che finte erano alor le tue parolette,
finta la voce e finto il dolce aspetto.
Deh, siano ambe due chiuse e maledette
le orechie mie che odirno tue parole
e il simplice voler che gli credette!
Con rose fresche e con fresche viole
lassai gelarmi il sangue ne le vene,
che or dentro al cor giazato sì me dole.
Odi, superba e altera, le mie pene,
odi la mia rason solo una volta,
prima che morte al crudo fin mi mene.
Tu m'hai lassato presso, e tu dissolta
prendi vagheza del mio lamentare
che fa doler ogn'altro chi l'ascolta.
Ben te dovria lo arbitrio sol bastare,
che Amor te ha dato, de la mia morte e vita,
ma l'un né l'altro non posso impetrare.
Tu tieni in ghiazo l'alma sbigotita,
il cor nel foco, il mio pensiero al vento,
né mia compagnia voi, né mia partita.
A te par forsi un gioco il mio tormento,
che fresca te ne stai fra l'erba e il fiore,
né poi sentir il gran fervor che io sento.
Mostrar pur te potess'io dentro al core,
ché, si tu fussi di marmo, io tengo spene
che io te faria pietosa al mio dolore.
Odi, superba e altera, le mie pene,
odi la mia rason solo una volta,
prima che morte al crudo fin mi mene.
Alma fallita e stolta,
che segui ed hai seguito
chi t'ha tradito sempre in falsa vista,
il tuo pensier rivolta,
e lassa questa luce
che te conduce a notte oscura e trista.
Arme di Marte o inzegno di sofista
non pono altrui mai tore
la libertà, che co il voler se acquista.
Alma carca de errore,
che credi aver sofrenza
a la potenza immensa, ben sei paza.
Or non sciai tu che Amore
la tua libertà tene?
E le catene sue chi le dislaza?
Odi benigna adunque le mie pene,
odi li preghi mei solo una volta,
prima che morte al crudo fin mi mene.
Prima che morte giunga, un poco ascolta
con quella aria serena e dolce vista
che ha già del corpo mio l'anima tolta.
Se mai pietate per servir se aquista,
per ben servir con amore e con fede,
acquistata l'ha ben questa alma trista.
E se non l'ha acquistata, sua mercede
gli è retenuta, e dimanda ragione
a chi la tene ed aver se la crede.
Deh, cangia la ustinata opinione,
candida rosa mia, rendime pace,
che mercè te dimando in genochione.
Soccorri a questo cor che se disface,
che per te sola lassa ogni altro bene
e sempre a' piedi toi languendo giace.
Odi benegna adunque le mie pene,
odi gli preghi mei solo una volta,
prima che morte al crudo fin mi mene.
L'anima mia smarita e in sé racolta
aspetta per risor quella risposta
che se conviene a sua fede, che è molta.
Quinci ha del viver la speranza posta,
stimando pur che non sarai disdire
quel che, campando lei, nulla a te costa.
E si tu volessi forsi sostenire
la cosa in lungo, sapi e credi certo
che lungamente non porò soffrire.
Quanto ho possuto, tanto ho più sofferto;
tanto ho sofferto che l'alma ne crida
per non mostrarti il mio cor tutto aperto.
Nel tuo benegno viso ancor se anida
il spirto lasso; a quel sol se ratene
la debol vita e sol in quel se fida.
Odi benegna adunque le mie pene,
odi li preghi mei solo una volta,
prima che morte al crudo fin mi mene.
Se la vita me è tolta
e per tua cagion manco,
il marmo bianco occulti il tuo fallire.
Così rimanga involta
la causa ne le tombe,
né mai rimbombe chi me fa morire.
Non voglio che per me se hagia a sentire,
né mai per mie querele,
né odito sarà mai per mio martire.
– Qui giace quel fidele –
dirà mia sepultura,
– che un'alma dura pinse a mortal sorte.
Ben sei, lettor, crudele,
se lacrime non doni,
e le cagioni attendi de sua morte. –