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By Pietro Aretino

Ferma, car viator, alquanto il passo,

e queste miser ossa in urna mira

che forse el scelo da tuo cor fie casso.

La morte son, che quanto in torno gira

lo emisperio questa falce e arco

in brieve a poca terra ciascun tira.

Ecco quegli ch'al mondo aureo carco

portorno acolti in tanti piacer vani,

che son qual cechi cervi colti al varco.

In che tanto sperar, stolti e insani,

in questa debil barca, in questo legno

ch'ognor fortuna ci sbatte le mani.

Ahi, quanto è brieve ogni mondan disegno

al paragon della devin salute,

della qual chi ben vive solo è degno.

Che tante speme e fatiche perdute

in un momento passa ei terren scanni,

infanzia, gioventù e senettute.

Vola la nostra età, passon questi anni

al voltar d'ochio, è sereno e piove,

oggi in istato e doman pien d'affanni.

Qual leve vento ch'ogni fronda move,

e questa nostra vita e membri infermi,

e presto in oscur terra facciàn cove.

La desiata carne è pasto ai vermi,

è divorato il corpo a un batter d'ale,

et orrido fetor son nostri termi.

El tanto afaticar, mortal, che vale,

che tutto quel che avete oprato, stolti,

portate sol delitto al centro frale?

O ciechi, stolti, in mondan cure involti,

contemplate, infelici, el viver poco,

e le catene, e i lacci ove siàn colti.

Spezzate le delizie e l'auro foco,

foco, miser mortal, ch'ogni or ci sprona

al stigio regno, al tartareo loco.

Lassate ogni rancor che l'alma intona,

togliete al cor, tollete il grave masso,

ch'al gran iudicio già la tuba sona.

Superbi, umiliate il coro di sasso,

troncate a crudeltà l'orrende porte,

che 'l ciel un impio cor fa da sé casso.

S'a reo delitto pronti insta morte,

mirate alquanto, cogitate el fine,

che chi cogita el fin ha buona sorte.

Quanto s'affannon le membra meschine

in seguir Crasso, Mida, invidi e rei,

sol per portar di là carco de spine.

Che val tanti teatri e van trofei

in el fetido mondo orrido e brutto,

che causa son di far gridar omei?

El tempo dispensate in buon costrutto,

mentre servate a brieve vita il velo,

che solo il poco tempo è nostro fructo.

Spogliate il cor d'ogni nefando scelo,

coprite el pecto con la diva croce,

che chi ben vive sprezza mortal telo.

Odite el Redemptore con alta voce

al monte dir: «Venite, figli, a l'acque,

che l'ardor spegnerò impio e atroce».

Seguite l'orme non di quel che tacque

la verità inanzi al gran motore,

quando al suo fratre dar morte li piacque.

Non crudo, iniusto, Iuda traditore,

ma qual Pietro piange il gran delitto,

qual iusto re del bel salter cantore.

Non da che el vostro cor miser, aflitto,

commisso ha scel, al laccio impio corrite,

ma sol a penitenzia al tronco ritto.

Ponete requie in tante mondan lite,

vedete el pellican, el summo amore

che stende el pecto, ormai presto pentite,

che il presto pentir copre l'errore.