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Domine, ne in furore tuo arguas me,
per quella caritade e vero amore
che mosse il Redentore
per lo peccar del nostro padre prio;
e quella santa voce or tocchi te,
qual disse: "Ave Maria di grazia plena!",
donde l'umile Vergin fu ripiena
del Verbo eterno in spirto di favilla.
Dicendo: "Ecco l'ancilla!",
assunse carne al puro ventre e pio,
e omo fatto è Dio.
Senza corruzïone, immaculata,
o Vergine beata,
guarda la mente in te sola rivolta,
e tu, signor, per lei non meno ascolta!
Domine, ne in furore tuo arguas me,
per quello amor del santissimo parto
donde quello uman arto,
anzi perfetto, di lei nacque diva;
e quei veraci mostri or tocchin te,
che inginocchiâr le fere per vittoria,
e l'angelo a' pastor, cantando "Gloria!",
apparse con l'ulivo in un dolce atto.
Il tempio fu disfatto,
e sparse d'olio il fonte d'acqua viva:
le vigne allor fioriva,
e vide Ottavïano il cerchio santo.
Altro assai ch'io non canto
apparse nel suo nome; or, qual si sia,
vinca pietà la mia stolta follia!
Domine, ne in furore tuo arguas me,
per sua conversïone e santa vita,
che nostra insegna è in vita
nell'operare ogni atto virtüoso;
e quella pazïenza or tocchi te,
che toccò Lui nel suo aspro martìre.
Sudò di sangue, e per noi redemire,
tradito, preso e tutto flagellato,
nella faccia sputato
con tanti strazii Cristo glorïoso!
Quale animo pietoso
non debba ritornar con pianto a Lui?
Qui l'amor di Costui
vaglia al mio priego, e se di me non cale,
vaglia il nome di Lui, che sempre vale!
Domine, ne in furore tuo arguas me,
ma qui s'umilii ogni animo feroce
per Quel che stette in croce
per ricomprarci del suo proprio sangue.
Quelle sette parole or tocchin te,
che disse Lui confitto al santo ligno,
con corona di spin', Cristo benigno
ferito e per ristoro aceto e fele.
Omè, qual cor crudele
qui la sua Passïon non stride e langue?
Che, per tôrci da l'angue,
ci ricomprò di così vivo prezzo:
perdonò Cristo al sezzo
punto ch'al Padre suo rendé lo spirto:
e tu, signor mio, stai per tal cosa irto?
Domine, ne in furore tuo arguas me,
ma ti ricordi il pianto di Maria,
che 'l suo figliuol vedia
pendere in croce inanzi agli occhi soi;
e quel santo sepolcro or tocchi te,
e la surressïon: con premii tanti
cavò del limbo i nostri padri santi,
e doppo molti, finalmente in cielo.
Movati il vero zelo
di carità, signor, ché far lo pòi;
e s'io non truovo in voi
frutto del mio sperare, in cui giamai?
Tu sai ch'io so che sai
me sempre servo, e serò più, dotato,
e sai ch'io so che mai non fusti ingrato!
Canzon, tu ne girai dal signor mio,
e qui parrà quanto saprai parlare
col dolce supplicare,
se fra le tue sorelle ami corona.
Tu 'l pregarai per tale amor di Dio,
ch'io so <che> con contrizio el mi perdona,
ché gentil mente e bona
sempre a misericordia apre le braccia.
Non ti fia dura traccia,
ch'egli è pietoso, avvegna che possente,
e lustro core e natural clemente.