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By Antonio Fileremo Fregoso

Mentre andavamo con quella alma diva,

per far leve parer tanto aspra via,

con noi parlando il suo camin seguiva,

e dicea: – O amici mei, e chi diria,

se un fanciul patre e matre sua simiglia,

che generato da lor doi non sia?

E se crescendo poi ancora piglia

oltra l'effigie tutti i suoi costumi,

chi crederà non sia suo figlio o figlia?

Chi da pescator nasce, a canto a' fiumi

volontiera usa, e la rete gli piace

come al nato del dotto i bei volumi,

ben che talor tal regula è fallace,

come nel figlio mio si vede prova,

ché quel che piace a me, sempre a lui spiace.

Ma pur più vero indizio non si trova

di questa simiglianza infra le genti

a aver certezza di sua stirpe nova,

e però con ragion troppo evidenti

io spero facilmente farvi piano

chi di Fortuna fussero i parenti.

Dico che nata è dal Iudizio umano

questa Fortuna e al patre è simigliante,

qual quasi è sempre mai fallace e vano;

la matre di costei ceca e ignorante

Opinione è chiamata e il ver rar vede,

ben che spesso talor l'abia davante.

Se a mie parole pur qualcun non crede,

dil mal iudizio dil troian pastore

recordasi, ché, poi, mi darà fede

di lo eccidio di Troia fu l'autore

sol questo: e di la lor fortuna avversa

chi negarà non fusse genitore?

Quanta gente si vede andar dispersa

per il falso iudizio de' mortali,

quanta virtù per quel iacer summersa,

quanti boni depressi e quanti mali

si vedeno esaltati da li ignari

et estimati come dei immortali!

Per il Iudizio son gli umani avari,

ché sua felicitate e sommo bene

secondo il suo iudizio è aver denari;

di probità più conto non si tiene,

anzi non è più cognosciuta ormai,

e sol pel mal iudizio questo avviene.

Splende Virtù più ch'altra luce assai,

né vulgar occhio può mirar in quella,

come non può lo alocco i solar rai:

e che non può veder quanto sia bella,

se 'l cieco dil color non dà iudizio,

come potrà prezar sì chiara stella?

Quanti scelesti eletti a magno offizio

sono per questo, quale a la cittate

son Paris novi e ultimo suo esizio!

Raro si trova gran felicitate

in un, che ancor non sia miseria a molti,

se de Cesare ben vi recordate.

Dal iudizio di saggi o ver di stolti

de tutto el mondo la fortuna pende,

come in esempli alcun hanno recolti.

Secondo il vulgo, nobiltà depende

da l'aver gran divizie e gran favori,

però di averne ciascadun si accende

e ogni dì cometten novi errori:

offendeno altri o ver son lor offesi,

e tutti vogliono esser i maggiori,

e sono in tal furor talor sì accesi,

che ne segue omicidi, esili e guerra,

che è poi mala fortuna de' paesi.

Per questo le città cadeno a terra,

e è la Caritate in tutto estinta,

e Probità dispersa pel mondo erra.

Ormai non è amicizia se non finta

per la ceca Opinion fallace e fiera,

ma in forma di la Fé Fraude è depinta,

per lei perso è dil viver la via vera:

però mi son nel fonte sepelita,

ché avea pochi soldati in la mia schiera.

Ahimè, da quanti lochi son bandita!

Che se mi accade andarli per sciagura,

sempre soglio partirmene ferita.

Ma dentro tornarò in quella onda oscura

come io vi lassi, e ivi starò ascosa

fin che nel mondo arò meglior ventura.

Il patre mio immortal, che mai non posa,

ancor mi trarà fuor di la fontana

e secarà quella arbore frondosa:

e alora abitarò fra gente umana

e alora il mio pianto sarà sciutto,

né più tenuta forse sarò vana,

però che 'l Tempo al fin può pur il tutto –.