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Già il lieto anno novello
da la man de l'amante
nel celeste Monton Venere prende,
e nel felice ostello
con sì lieto sembiante
gli occhi in lui volge che d'amor l'accende;
ed ei benigno splende
ver lei converso, e mille
dal lampeggiar del riso
de l'uno e l'altro viso
piovon d'alta virtù calde faville;
e non par, come suole,
de gli amor loro invidioso il sole.
Al lor riso amoroso
Giove arride, e s'allegra
ogni altro dio del ciel stabile e vago;
né tesse il vecchio sposo
ne la fucina negra
reti ond'avvinca l'amatrice 'l vago;
ma par ch'anch'ei sia pago
de' suoi nobili scorni,
e 'nsieme arme e monili
tempra e fregi gentili
ond'abbellisca sue vergogne ed orni:
fra tanto acceso è in zelo
d'amor l'aria, la terra e l'acqua e 'l cielo.
La lor doppia virtute
infonde ardire e forza
ne gli augei, ne le fere e ne gli armenti;
l'ispide coste irsute
indura a dura scorza
l'aspro cinghiale e l'ira aguzza e i denti;
fiede col corno i venti
il tauro anzi l'assalto,
e poi col suo rivale
viene a pugna mortale
tingendo i paschi di sanguigno smalto,
fin che l'amata e 'l regno
l'un cede e parte pien d'onta e di sdegno.
La generosa belva
erra, obliando i figli,
dietro il suo maschio: Amor le segna l'orme;
ed han ne l'alta selva
via più fieri gli artigli
le tigri infuriate e l'orso informe;
né freddo e pigro dorme
spirto d'amor guerriero
nel cervo, e 'l suo natio
timor posto in oblio,
se 'n va con fronte minacciosa altero,
né, come suol, sospetta
s'ode veltro latrar, fischiar saetta.
Che dirò de le linci?
che de' pardi dipinti?
che di tanti altri, Amor, timidi e forti?
Se non che, mentre vinci,
tu rendi invitti i vinti
e, mentre inganni, gl'ingannati accorti.
Oh dolci vezzi e scorti,
oh bell'arme celesti,
ove maggiori effetti
che ne gli umani petti
oprate, od in qual più che negli onesti?
O quale è miglior esca
ov'onorato ardor s'apprenda e cresca?
Di mezza notte, il verno,
a' nembi a le procelle
crede la vita il giovinetto audace
e prende i flutti a scherno,
ch'a lui per molte stelle
vagliono i rai d'un'amorosa face;
e di questa a sé face
Orse insieme e Polluce,
e dal turbato vento
a difendere è intento
con l'ale Amor la tremolante luce;
e nel suo cielo ei pensa
che sia poi stella a gli amatori accensa.
Altri, ov'a pugna invita
il metallo canoro,
fa di sé ne' teatri altera mostra;
né ghirlanda fiorita
di fior d'argento e d'oro
il move o ricco pregio altro di giostra,
ma quella ch'or si mostra
vergine bella, ed ora
con un bel vel s'asconde
qual augellin tra fronde
o 'n mar delfino o 'n vaga nube aurora,
e ch'al pensier propone
altri premi, altro arringo ed altro agone.
Ne gli amori del mondo
sento ch'in me s'indonna
virtù ch'in tutte l'alme or signoreggia,
e col desio m'ascondo
spesso in leggiadra gonna
qual nuovo Achille entro feminea greggia;
e sì 'l pensier vaneggia
che poi di veder parmi
chi militari spoglie
mi mostre e me n'invoglie,
ed odo un suon di tromba e corro a l'armi.
Alfin, del vero avvista,
l'alma il suo dolce error piange e s'attrista.
Misero! chi mi tragge
dal loco in cui Fortuna
via più spesso ch'Amor vien che saette?
Oimè! chi mi sottragge
a gli strali de l'una,
e de l'altro al ferir segno mi mette?
Belle ed al ciel dilette
suore, ch'a me sarete
donne non già, ma dive
vere e presenti e vive,
udite i preghi miei benigne e liete,
e guidate in arringo
me, che scherzando incontro voi m'accingo.
Canzone, in vago monte ire a diporto
ambe vedrai; dì: "Brama,
campo qui no, ma sepoltura e fama".