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By Torquato Tasso

Già il lieto anno novello

da la man de l'amante

nel celeste Monton Venere prende,

e nel felice ostello

con sì lieto sembiante

gli occhi in lui volge che d'amor l'accende;

ed ei benigno splende

ver lei converso, e mille

dal lampeggiar del riso

de l'uno e l'altro viso

piovon d'alta virtù calde faville;

e non par, come suole,

de gli amor loro invidioso il sole.

Al lor riso amoroso

Giove arride, e s'allegra

ogni altro dio del ciel stabile e vago;

né tesse il vecchio sposo

ne la fucina negra

reti ond'avvinca l'amatrice 'l vago;

ma par ch'anch'ei sia pago

de' suoi nobili scorni,

e 'nsieme arme e monili

tempra e fregi gentili

ond'abbellisca sue vergogne ed orni:

fra tanto acceso è in zelo

d'amor l'aria, la terra e l'acqua e 'l cielo.

La lor doppia virtute

infonde ardire e forza

ne gli augei, ne le fere e ne gli armenti;

l'ispide coste irsute

indura a dura scorza

l'aspro cinghiale e l'ira aguzza e i denti;

fiede col corno i venti

il tauro anzi l'assalto,

e poi col suo rivale

viene a pugna mortale

tingendo i paschi di sanguigno smalto,

fin che l'amata e 'l regno

l'un cede e parte pien d'onta e di sdegno.

La generosa belva

erra, obliando i figli,

dietro il suo maschio: Amor le segna l'orme;

ed han ne l'alta selva

via più fieri gli artigli

le tigri infuriate e l'orso informe;

né freddo e pigro dorme

spirto d'amor guerriero

nel cervo, e 'l suo natio

timor posto in oblio,

se 'n va con fronte minacciosa altero,

né, come suol, sospetta

s'ode veltro latrar, fischiar saetta.

Che dirò de le linci?

che de' pardi dipinti?

che di tanti altri, Amor, timidi e forti?

Se non che, mentre vinci,

tu rendi invitti i vinti

e, mentre inganni, gl'ingannati accorti.

Oh dolci vezzi e scorti,

oh bell'arme celesti,

ove maggiori effetti

che ne gli umani petti

oprate, od in qual più che negli onesti?

O quale è miglior esca

ov'onorato ardor s'apprenda e cresca?

Di mezza notte, il verno,

a' nembi a le procelle

crede la vita il giovinetto audace

e prende i flutti a scherno,

ch'a lui per molte stelle

vagliono i rai d'un'amorosa face;

e di questa a sé face

Orse insieme e Polluce,

e dal turbato vento

a difendere è intento

con l'ale Amor la tremolante luce;

e nel suo cielo ei pensa

che sia poi stella a gli amatori accensa.

Altri, ov'a pugna invita

il metallo canoro,

fa di sé ne' teatri altera mostra;

né ghirlanda fiorita

di fior d'argento e d'oro

il move o ricco pregio altro di giostra,

ma quella ch'or si mostra

vergine bella, ed ora

con un bel vel s'asconde

qual augellin tra fronde

o 'n mar delfino o 'n vaga nube aurora,

e ch'al pensier propone

altri premi, altro arringo ed altro agone.

Ne gli amori del mondo

sento ch'in me s'indonna

virtù ch'in tutte l'alme or signoreggia,

e col desio m'ascondo

spesso in leggiadra gonna

qual nuovo Achille entro feminea greggia;

e sì 'l pensier vaneggia

che poi di veder parmi

chi militari spoglie

mi mostre e me n'invoglie,

ed odo un suon di tromba e corro a l'armi.

Alfin, del vero avvista,

l'alma il suo dolce error piange e s'attrista.

Misero! chi mi tragge

dal loco in cui Fortuna

via più spesso ch'Amor vien che saette?

Oimè! chi mi sottragge

a gli strali de l'una,

e de l'altro al ferir segno mi mette?

Belle ed al ciel dilette

suore, ch'a me sarete

donne non già, ma dive

vere e presenti e vive,

udite i preghi miei benigne e liete,

e guidate in arringo

me, che scherzando incontro voi m'accingo.

Canzone, in vago monte ire a diporto

ambe vedrai; dì: "Brama,

campo qui no, ma sepoltura e fama".