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Come vago Usignuolo, in gabbia stretto,
Ne i primi giorni ha de' suoi lacci orrore,
Ma a poco a poco entro l'angusto tetto
Va temprando col canto il suo dolore,
Tal io mi dolsi, allor ch'ebbi ricetto
Presso al discreto mio dolce Signore,
Ma de' miei nodi alfin presi diletto
Per lunga usanza e per fedele amore.
Pur la mia mente al suo principio avvezza
Dopo sì stretta prigionia sovente
Al primo stato ha di tornar vaghezza.
Così ancor l'Usignuol spesso non sente
La man del suo Signor, che l'accarezza,
Quando sua libertà tornagli in mente.