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By Bernardo Tasso

Mentre co' caldi raggi

Sirio dal cielo ardea

le verdi cime de' frondosi faggi,

de la sua Galatea

in queste voci Batto si dolea:

– O più sorda che l' onde

d' Adria, via più selvaggia

che qualunque animal bosco nasconde,

qual tigre in erma piaggia

ti diede il latte, acciò che 'l mio cor aggia

per te sempre a dolersi?

Alza del mar la fronte,

o bella Ninfa, e i capei biondi e tersi,

or ch' a l' altro orizzonte

si volge il ricco carro di Fetonte;

lascia l' amata Dori,

mentre Nettunno irato

percuote col tridente i salsi umori,

e 'n questo verde prato

dammi dopo tant' anni un dì beato.

Non son più vaghe queste

piagge verdi e frondose,

che primavera di be' fiori veste,

che l' acque alte e schiumose

il più del tempo irate e tempestose?

Non è l' umida e vile

alga degno soggiorno

di tua vaga beltà, Ninfa gentile:

vedi qui d' ogn' intorno

il depinto terren vago et adorno

di fior candidi e gialli

e di tenere erbette,

e tra be' colli fresche ombrose valli

u' Ninfe leggiadrette

danzan sovente in lieta schiera strette;

vedi i dritti arbuscelli

ne le piaggie vicine,

che difendon dal sole i vaghi augelli,

il cui frondoso crine

scherza con l' aure dolci e pellegrine,

e i mormoranti rivi

su l' arene d' argento

andar co' pesci lor nudi e lascivi

con corso tardo e lento,

facendo ognuno a remirarli intento;

mira l' aere sereno,

che 'l sol pinge e colora,

di puritate e di vaghezza pieno,

ove Favonio e Flora

vanno a diletto lor spaziando ognora;

odi dolce armonia

che fan tra' verdi rami

i vaghi augelli in bella compagnia,

e par ch' ognun ti chiami

pregandoti che Batto apprezzi et ami.

Ti serbo una cervetta

che torna a la capanna,

tosto che parte il dì, tutta soletta,

e al suon de la mia canna

di saltar co' pastor lieta s' affanna:

esci, Ninfa, da l' acque

e vieni in questi lidi

verdi, là dove tua beltà mi piacque,

dove prima ti vidi

sprezzar del gran Ciclope i feri gridi.–