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Mossemi al primo sonno della notte
un zelo dell'amor di quello Dio
per cui tutte le cose son prodotte;
sì che poi, risvegliato al pensier mio,
immaginando finsi del divino
Signor ch'a questo mondo fu sì pio.
Di che vegghiai infino al matutino
nel gran pensier dell'ignorante mente,
e scrissi quel che dice il mio latino.
Per non commettere inconvenïente,
dirà sub brevità mia mente desta
come ha compreso positivamente.
Ma prima seguirò il buon salmista,
e invocarò l'etterna Deïtate
per cui la vera gloria ogni uom acquista;
e quella Madre piena d'umiltate,
che mi conceda grazia con memoria,
ch'io sappi dir di sua Nativitate.
Cominciaròe di Balaàm la storia,
che nasceria di Jacòb una stella
che fia sostegno alla nostra vittoria.
E quella fu la Vergine pulzella,
che partorì quel frutto beneditto
che fe' nostra natura chiara e bella.
In un presepio nacque, come è scritto,
ch'è quando in Betelèm andò Joseppe
che volse Ottavïan, se 'l vero è ditto.
Non trovando oste allor, se 'l vero inceppe,
posârsi lì fra il bove e l'asinello,
che per virtù divina ognuno il seppe.
Inginocchiârsi allor davanti ad ello;
l'angelo apparse a' pastor senza mora,
col verde ulivo in man, cantando quello:
"Gloria in excelsis Deo!", ad ora ad ora.
Poi disse: "Andate presto a quel fantino
che trovarrete nella mangiatora.
Quello è l'eterno santo Serafino!".
Sì che, giunti al presepe, ivi trovâro
quel che sentito avien per dir divino.
A molti fu il suo nascere amaro,
ché i sodomiti allora al primo tratto
in quella notte tutti soffocâro;
e 'l tempio della Pace fu disfatto,
e la fontana, ch'era d'acqua viva,
olio fondé la notte, come è tatto.
Le vigne d'Ingedì tutte fioriva
e balsamo fondêro in abondanza,
come che Tolomeo ne dica e scriva.
Tre soli poi ridutti in una stanza
vidde Sibilla, e ciò significava
la vera Trinità in una sustanza.
E una stella sì s'appresentava
a que' tre regi, in forma d'uno infante
che una croce sopra il co portava.
E disse: "Andate in Giudea prestamente,
e trovarrete quel che aspettato
avete, che nato è novellamente".
Mostrò Sibilla nel cerchio dorato
la Vergine col figlio di splendore,
nel loco che Ara Celi è appellato,
a quello Ottavïano imperadore;
sì che poi rifiutò quel ch'era detto,
veggendo quel di lui maggior Signore.
E cose molte assai che già non metto
apparsono in quell'or, significando
la gran potenza del Signor perfetto.
Ancora che la mia mente ignorando
non può discerner tutte quelle cose
che ordinate son, come né quando,
perché mie voglie non stieno ozïose
io ho pur detto di quel c'ho trovato,
come che prima il libro mi propose.
Sempre sia benedetto e ringraziato
il nome di Colui che nacque al mondo
per liberarci da malvagio stato;
e sempre invoco il nome suo giocondo
che ci conservi nella grazia p(r)ia,
guardandoci dal loco sì profondo,
sì che l'ultimo dì beato sia.