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Qualunque nel suo male è negligente
e vede il suo pericolo e nol cura,
la sua salute non è permanente.
Chi s'abbandona, breve spatio dura;
nave dal vento combattuta e spinta,
se 'l bon nochier col temon non la cura,
rompe in iscoglio lacerata e vinta.
Nulla fatica è vincer chi si tiene
contra 'l nimico l'arme al fianco cinta.
Le storie antique e moderne son piene
di varii exempli che chi giugne al sonno
el suo adversario, vincitor diviene.
Vincon li molti quei che poco ponno,
dove non son né forze né difese;
servo diventa chi prima era domno.
Chiama da presso e da lontan paese
el fure quel che 'l tesor tiene aperto;
ma chi ben guarda, fugge le contese.
Popolo excelso, io so ben ch'io non merto
di te parlar, sendo illustre e prestante
e di stil degno più grave e diserto;
ma forza sento e fo come l'amante
che teme, e la paura è ragionevole,
in te veggendo nate angustie tante.
Tu se' di forte facto cagionevole,
di lieto mesto e d'animoso vile,
tarpo di bello e di gagliardo fievole.
Ov'è l'ingegno tuo, l'ardir virile,
ov'è il consiglio, dov'è la prodeza,
ov'è 'l florido tuo e bello ovile?
Ov'è la generosa tua fiereza,
che d'Italia solevi essere il perno?
ov'è la tua mirabile pronteza?
Veggio ciascun far di te beffe e scherno,
veggio in te persa la reputatione,
ond'io dolor ne sento al core eterno.
Veggio 'l tuo stato in gran confusïone,
et ogni cosa in disordine resta,
e spenta infra tuo' civi è l'unïone.
Veggio 'l nimico tuo alla foresta
potente e formidabil, che minaccia
far la tua gente dolorosa e mesta.
Veggio tale orme et una certa traccia
di chi imbrigliar forse e' leon disegna
e già teso ha le rete e' cani in caccia,
ch'io temo forte ch'a·tte non advegna
come alla lepre ch'è nel covil giunta,
il che l'experïentia spesso insegna.
Non è tuo possa ancor sì scema o munta
che, se volessi far quel che tu puoi,
tuo spada non avessi taglio e puncta.
Chi non provede ne' principi, poi
tardi s'acorge e 'ndarno dell'errore.
Perché stanno a dormire e' civi tuoi?
Vedi il nimico tuo ch'alloggia fore,
e tu, senz'arme e senza assegnamento
non temi el danno tuo e 'l dishonore.
Come esser può che non pigli spavento
de' pericoli e guai che soprastanno
a tua salute, e non prenda sgomento?
Perché non pensi al tuo propinquo danno,
né cerchi al mal che vien rimedio porre,
quale è presente già, s'io non mi inganno?
Con l'acqua invan colui al foco corre,
quando la fiamma il suo corso ha finito:
quel ch'è già facto più non si può tòrre.
Ch'aspecti, populo? esser assalito,
per far con mille allor quel che hor puoi fare
al sicuro con dieci, e più expedito?
Se speri in Dio, non lo voler tentare;
ma chi non opra bene, invano spera:
se vuoi salvarti, non ti abbandonare.
Via non abbiam ne' perigli più vera
che ricorrere a Dio principalmente
con humiltate e con la mente intera
e col contrito core e penitente;
di poi per se medesimo aiutarsi
e provedere al bisogno ocorrente:
tutti gli altri rimedi sono scarsi.
Aiutati, — il proverbio dice antico —
e Dio t'aiuterà: così vuol farsi.
Temer si vuole e stimare il nimico;
chi questo fa provede in ogni loco.
Intendi ben quel ch'io con fede dico:
se tu non ti dispon col sancto foco
di caritate unirti insieme tutto,
la tua salute è per durarti poco.
Sì come la discordia reca lucto
et è radice d'ogni mal sementa,
e tanti regni ha già spento e destructo,
così per la concordia s'aümenta
ciascun governo publico e privato,
e grande e lieto sempre più diventa.
Se tornar vuoi al tuo pristino stato,
abbi costei dopo Dio per tuo duce,
ponendo ogni odio, ogni rancor da lato.