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By Alessandro Braccesi

Qualunque nel suo male è negligente

e vede il suo pericolo e nol cura,

la sua salute non è permanente.

Chi s'abbandona, breve spatio dura;

nave dal vento combattuta e spinta,

se 'l bon nochier col temon non la cura,

rompe in iscoglio lacerata e vinta.

Nulla fatica è vincer chi si tiene

contra 'l nimico l'arme al fianco cinta.

Le storie antique e moderne son piene

di varii exempli che chi giugne al sonno

el suo adversario, vincitor diviene.

Vincon li molti quei che poco ponno,

dove non son né forze né difese;

servo diventa chi prima era domno.

Chiama da presso e da lontan paese

el fure quel che 'l tesor tiene aperto;

ma chi ben guarda, fugge le contese.

Popolo excelso, io so ben ch'io non merto

di te parlar, sendo illustre e prestante

e di stil degno più grave e diserto;

ma forza sento e fo come l'amante

che teme, e la paura è ragionevole,

in te veggendo nate angustie tante.

Tu se' di forte facto cagionevole,

di lieto mesto e d'animoso vile,

tarpo di bello e di gagliardo fievole.

Ov'è l'ingegno tuo, l'ardir virile,

ov'è il consiglio, dov'è la prodeza,

ov'è 'l florido tuo e bello ovile?

Ov'è la generosa tua fiereza,

che d'Italia solevi essere il perno?

ov'è la tua mirabile pronteza?

Veggio ciascun far di te beffe e scherno,

veggio in te persa la reputatione,

ond'io dolor ne sento al core eterno.

Veggio 'l tuo stato in gran confusïone,

et ogni cosa in disordine resta,

e spenta infra tuo' civi è l'unïone.

Veggio 'l nimico tuo alla foresta

potente e formidabil, che minaccia

far la tua gente dolorosa e mesta.

Veggio tale orme et una certa traccia

di chi imbrigliar forse e' leon disegna

e già teso ha le rete e' cani in caccia,

ch'io temo forte ch'a·tte non advegna

come alla lepre ch'è nel covil giunta,

il che l'experïentia spesso insegna.

Non è tuo possa ancor sì scema o munta

che, se volessi far quel che tu puoi,

tuo spada non avessi taglio e puncta.

Chi non provede ne' principi, poi

tardi s'acorge e 'ndarno dell'errore.

Perché stanno a dormire e' civi tuoi?

Vedi il nimico tuo ch'alloggia fore,

e tu, senz'arme e senza assegnamento

non temi el danno tuo e 'l dishonore.

Come esser può che non pigli spavento

de' pericoli e guai che soprastanno

a tua salute, e non prenda sgomento?

Perché non pensi al tuo propinquo danno,

né cerchi al mal che vien rimedio porre,

quale è presente già, s'io non mi inganno?

Con l'acqua invan colui al foco corre,

quando la fiamma il suo corso ha finito:

quel ch'è già facto più non si può tòrre.

Ch'aspecti, populo? esser assalito,

per far con mille allor quel che hor puoi fare

al sicuro con dieci, e più expedito?

Se speri in Dio, non lo voler tentare;

ma chi non opra bene, invano spera:

se vuoi salvarti, non ti abbandonare.

Via non abbiam ne' perigli più vera

che ricorrere a Dio principalmente

con humiltate e con la mente intera

e col contrito core e penitente;

di poi per se medesimo aiutarsi

e provedere al bisogno ocorrente:

tutti gli altri rimedi sono scarsi.

Aiutati, — il proverbio dice antico —

e Dio t'aiuterà: così vuol farsi.

Temer si vuole e stimare il nimico;

chi questo fa provede in ogni loco.

Intendi ben quel ch'io con fede dico:

se tu non ti dispon col sancto foco

di caritate unirti insieme tutto,

la tua salute è per durarti poco.

Sì come la discordia reca lucto

et è radice d'ogni mal sementa,

e tanti regni ha già spento e destructo,

così per la concordia s'aümenta

ciascun governo publico e privato,

e grande e lieto sempre più diventa.

Se tornar vuoi al tuo pristino stato,

abbi costei dopo Dio per tuo duce,

ponendo ogni odio, ogni rancor da lato.