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By Simone Serdini

Corpi celesti e tutte l'altre stelle,

sette pianeti, tutti i cieli e' segni

sian maladetti e le lor posse felle!

E ciascuno alimento sì si spegni

maladicendo la natura umana

e te, Fortuna, che sì falsa regni!

E maladetta sia quella fontana

di poësia e ciascuna scïenza,

e ciò che più da loro omai s'intana!

Le terze e quarte donne d'eccellenza

sian maladette, e ancor quelle sette

che spegnitrice son d'ogni fallenza;

arbori, frutti e erbe maladette,

le pietre, le parole e ogni cosa,

e, se più fussen, anco le lor sette!

Sommerga il cielo, sì che tenebrosa

la luce torni e sia perpetüale,

e in molestar giamai non trovi posa!

Fame con guerra e morbo sia mortale,

e, s'egli è paradiso, caggia al fondo,

sì che si spenga per fiamma eternale;

e Satanàs resurga, quel furbondo,

su l'alte sedie e signoreggi il tutto,

poi che cotanto d'ogni ben son mondo!

Iob a mestizia mai non fu produtto,

Essïona, Medea, over Prïàmo,

né più Ulisse, come or son condutto;

sì che più volte il dì la morte chiamo:

poi che speranza contra me succede,

veder summerger tutto il mio cor bramo.

Sian maladette ancor le prime rede

e 'l primo seme e quel che de' venire,

che prima fêr di matrimonio fede!

Maladetto il pensiero e 'l primo dire

qual ebbe a congregare il genitore

con quella che mi volse poi nutrire;

e maladetti i giorni, i punti e l'ore

e 'l tempo, l'anno, la semmana e 'l mese

che prima si movêro a quel tenore;

maladetta la 'ngiuria e le contese,

i canti, suoni, balli e danze ornate;

sian maladette tutte l'altre spese,

l'andate ancora e più le ritornate

sian maladette, e quelli ornati panni,

le gente ancor ch'a ciò fûr congregate!

E maladetti i dolorosi danni

che seguîr per congiunger quello stuolo,

e più l'amore e' primi e dolci affanni;

e maladetto sia quel mal bestiuolo

che s'intanò e sparse quella pianta

che destinata fu con tanto duolo!

E maladetta la semenza spanta,

maladetta la tana e più il cruore

e la baldanza e allegrezza tanta,

e' nove mesi e più ogni labore

che in me fu fatto: tutto maladetto,

la genitrice e anco il genitore!

E maladetto sia 'l parto imperfetto,

il punto che corria e quel pianeta;

poi maladico ciò ch'è benedetto!

Gli amari passi e la baldanza inqueta,

le fasce, balie, panni e anco il latte

e 'l battesmo e la cresma in me sì leta;

i bagni e le lavande in me sì fatte,

e ogni cosa in tutto maladico,

poi che Fortuna tanto mi combatte!

Chi prima a scuola mosse a farmi amico

sia maladetto, i libri e 'l professore,

eccetto 'l mal appreso, ch'i' bendico!

Chi mai mi disse un motto di valore

sia crucïato nell'eterno foco,

poi che spento mi truovo ogni colore!

Non ammirar, lettor, perch'io sia fioco,

ché, se sol una delle mie provasse,

forse staresti non più saldo al gioco.

Ma benché la mia lingua trapassasse

il segno di ragione, è gran mestizia

che mi circunda l'alma, il core e 'l casse.

Or nonostante doglia o mia nequizia,

i' rivoco Colui che può atarmi,

rendendo in colpa me d'ogni mie vizia,

e che pietà lo mova a perdonarmi!