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By Chiara Matraini Contarini

Or che mia dolce pace e desïata,

lieta godea ne le speranze prime

di coglier frutti e fior da l'alte cime

de' rami santi, in quei ria serpe è entrata.

Ah Fortuna crudel, Fortuna ingrata,

tu mi levasti in quel pensier sublime

perché, cadendo, il cor mi roda e lime

il duol, ch'ha l'alta piaga avelenata.

Or hai fatto l'estremo di tua possa,

maligna Invidia, or la mia dolce e cara

gioia hai temprata del più amaro tòsco;

or d'ogni bene hai la mia vita scossa,

or non più luce avrò serena e chiara

fin che chiaro il mio Sol non riconosco.