78
Soccorrimi, per Dio, ch'io sono al porto,
presso a l'ultimo giorno di mia vita,
senza sperar salute né conforto!
Se soccorso di corto non m'aita,
ch'io impetre grazia al tuo alto valore,
morte m'affretta la crudel ferita!
Simile a quel ch'a l'ultimo dolore
presso si vede, alla morte che aspetta
si raccomanda con divoto core.
O voi che sete d'angelica setta,
venite in mio favore e removete
costei che vòl di me crudel vendetta!
O alti cieli, o voi sette pianete,
Luna, Mercurio e tu, Venere bella,
aiutatemi, se voi potenza avete!
O relucente Sol più ch'altra stella,
o Marte, o Giove e anco tu, Satorno,
pregate questa che 'l mio cor martella!
O voi che gite per li ciel dintorno,
dodici segni del cielo invoco anco
all'aiutorio mio senza soggiorno!
Montone e Taüro e Gemini e Granco,
Leone e Virgo <e> Libra e Iscorpione,
aiutatemi, per Dio, ch'io vengo manco!
E similmente con dolce sermone
invoco Sagittario, Aquario e Pesce
e Capricorno, a la mia defensione!
Voi altre stelle ancor, se non v'incresce,
aiutatemi, e l'uno e l'altro polo,
se non che l'alma mia del corpo n'esce!
O vaghi uccelli che andate a volo
per verdi rami, cantando a diletto,
pietà vi prenda del mio grave dolo!
Andate a l'alba al venturoso letto,
ponetevi a cantar su la lettiera,
che la dolcezza passi il bianco petto
di quella rosa nata in primavera;
pregate che per lei morto non caggi,
ché la mia vita per lei si dispera!
O animali domestici e selvaggi,
venite in mio favore e in mio cammino,
venite, e siate a me fedel' messaggi!
E dinanzi a costei a capo chino,
poi la pregate con atti e con cenni
ch'abbia pietà del suo servo tapino!
O spirti che già fusti in questi regni,
deh, voi, ciascuno dall'amor percosso,
siatemi grazïosi e poi benegni!
Se con vostro saper non so' riscosso,
Amor crudele in terra mi dispone,
ch'io so' condutto a tal che più non posso!
O vecchio franco, o savio Salamone,
che vinto da l'amor d'una pagana
all'idoli adorasti in genocchione!
O Erculès, a cui fu tanto strana
la bella Iole, che ti fe' portare
la rocca allato e poi filar la lana!
E tu, Giacobbe, ch'andasti a parare
sette e sette anni per aver Rachele,
e del suo padre l'armento guardare!
O re Davìt, ché Amor ti fe' crudele,
per Bersabè morir facesti Urìa
che ti fu sempre cavalier fedele!
E tu, Sansone, a cui fu tanto ria
la nova sposa, quando pei capegli
ti privò di possanza e gagliardia!
O Pirramo, che a Tisbe alzasti i cegli,
volti nel sangue l'uno e l'altro inseme,
che i bianchi gelsi diventâr vermegli!
O Parìs, o Elèna, per cui geme
Troia disfatta, e 'l re Prïàmo è morto
e gli altri che per voi la terra preme!
E tu, Laudomia, dal tristo conforto
per la vision del tuo morto marito,
amor leale ancor ti fe' gran torto!
E tu, Didon, che col ferro polito
passasti il bianco petto e 'l duro core,
poi che 'l troiano Enea si fu partito!
E tu, Narciso, dal vago splendore,
che di te stesso, mirando alla fonte,
t'inamorasti, e convertisti in fiore!
O disperata Filis, che nel monte
all'arbor t'appiccasti per dispetto,
per la tardanza del tuo Demofonte!
E tu, Leandro, che per dare effetto
all'ultimo disir d'amor, notando,
nella rena del mar facesti letto!
E tu, Medea, che Amor provasti quando
desti a Giason il bel monton dell'oro,
lassando il vecchio padre lacrimando!
E tu, Pasife, che 'l tristo lavoro
formar facesti, la vacca del legno,
per prender seme dall'amato toro!
O Silla, a cui Minòs ebbe disdegno
per lo terribil don che gli donasti
della testa di Niso e del suo regno!
E tu, Adriana, che Teseo campasti
dal fiero Minotaüro, che in prima
tanti degli altri avea coi denti guasti!
Ancor te, Fedra, invoco in questa rima,
per li cui prieghi e poi querele false
Ipolito d'Amor non fece stima.
O Tristano, o Isotta, a cui più valse
liale amor, che, fra le braccia stretti,
poi vi fece gustare amare salse!
E tu, Petrarca, che tanti sonetti
per Laura facesti, e 'n sì bel dire,
ch'a te dan fama e agli amanti diletti!
Tutti vi priego per quelli martìre
che voi sentiste al desïar d'amore,
prima che morte Amor fêsse partire,
andate in visione al mio signore,
ed operate vostri ingegni e arte
che mi riceva per suo servidore!
O voi lengue che sete al mondo sparte,
voi nel venire a me non siate lente,
sì che soccorso io abbia d'ogni parte!
Ancora voi, maestri di stormente,
voi nel cantare non mi siate muti
che di farmi morir costei si pente!
Arpe, sonate, quitarre e lïuti
e piffari e trombetti de la Magna,
che 'l vostro dolce suon d'amor m'aiuti!
E anco priego ciascuna compagna
che a impetrar grazia non mi sia nascosa
per l'alma che d'Amor tanto si lagna!
E po' i' priego ciascaduna cosa
che 'nver di me umilie il suo cor crudo,
sì che mi sia benigna e grazïosa,
che nelle braccia sue mi tenga nudo!