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Hanno i poeti questa volta dato
del cul, come si dice, in sul pietrone,
poi che 'l nuovo salone sverginato
stato è da' Zanni per lor guidardone,
onde delle commedie hanno acquistato
la gloria tutta e la riputazione:
così da i Zanni vinti e superati,
possono ire a impiccarsi i letterati.
Tutti i comici nostri Fiorentini
son per questa cagione addolorati;
prima il Buonanni e la casa de' Cini
sì favoriti e tanto adoperati,
e Lotto e il Cecchi al fin, piccin piccini,
con tutti gli altri dotti, son restati,
parendo questa sorba loro arcigna,
e il Lasca chiude l'occhiolino e ghigna.
Pensando il primo ognuno esser richiesto,
la sua commedia aveva apparecchiato:
chi l'avea mostra a quello, e chi a questo,
sperando d'ora in ora esser chiamato:
ma il popol poi veggendo manifesto
l'onor de' Zanni in fino al cielo alzato,
senza più altro intendere o sapere,
altre commedie non vuol più vedere.
Sì che chi n'ha composte, ne dia loro,
pregando che le voglino accettare,
poi che ne fanno tanto buon lavoro,
ch'ogni cosuzza una gran cosa pare.
La voce, gli atti e i gesti di costoro
sì grazïosi fan maravigliare
la gente al fin fuor d'ogni umana guisa,
e quasi quasi crepar delle risa.
Non credo mai che gli strion passati,
volete in Roma, o volete in Atene,
sì capricciosi giuochi e sì garbati
rappresentasser nell'antiche scene.
Se quei fur buon, questi son vantaggiati,
questi fan meglio, se quei fecer bene;
onde assai più di lor fieno i Gelosi
nei secoli avvenir sempre famosi.