79
Se ben voi sete de' cocchi private,
fanciulle belle, non vi sbigottite:
ch'e'ci son le lettighe apparecchiate,
più destre per portarvi e più spedite:
dove con maggior pompa e più agiate
potrete per Firenze far le gite:
e potrete anche con vostro piacere
nascondervi ora ed or farvi vedere.
Ancor potrete le seggiole usare,
come a Napoli fanno uomini e donne,
e per tutta la terra a spasso andare
a guisa di duchesse e gran madonne:
e se ben perle e gioie uniche e rare
non porterete, o ricche e varie gonne,
fornite tutte d'argento e di seta,
basta a voi ragunare oro e moneta.
Di rascia un manto pagonazzo e nero,
semplice e puro, fatto alla Romana,
è portamento sì vago ed altero,
che può vestirne ogni gran cortigiana:
a chi la vedrà poi, degna d'impero,
anzi donna parrà vieppiù ch'umana,
come di Giove o la sposa o la figlia,
empiendo gli occhi altrui di meraviglia.
Le vestimenta gentili e modeste
di panno fin, ben fatte ed attillate,
piaccion più che d'argento e d'oro veste,
e di perle e di gioie ricamate;
per che troppo lascive e poco oneste
paiono alle persone costumate:
così cioppe o gammurre aperte e fesse
son da giocolatrici o strionesse.
Queste che con sì vaghi e bei colori
di più velluti, altere se ne vanno,
con tanti gruppi e nodi e frappe e fiori,
aranno un giorno invidia al vostro panno;
per che voi, senza tanti argenti ed ori,
vivrete senza noia e senza affanno:
come colui che allegro gode e tace,
avendo poco fummo, e molta brace.
Ma sopratutto ubbidir vi conviene,
e le leggi osservar che vi son date;
per che la lor fiducia e la lor spene
è sol che voi restiate condannate:
fatevi in quello scambio pagar bene,
e la mercanzia vostra rincarate:
ed imperiose fate che gli amanti
v'accordino e contentin di contanti.
Ancor far masserizia vi bisogna,
mentre che dura in voi la giovinezza;
ché troppo danno, ohimè!, troppa vergogna
n'areste poi giungendo alla vecchiezza,
quando si spera in vano e 'n van s'agogna,
mancando in voi la grazia e la bellezza.
Chi non fa quando può, quando poi vuole
manca il potere, e in van si pente e duole.
Esservi esempio eterno la meschina
Giulia Napoletana doverebbe,
colla Dïana insieme Fiorentina,
già ricche sì che non si crederebbe:
ognuna dalla sera alla mattina
mille scudi trovato a cambio arebbe;
or vecchie e 'nferme e povere non hanno
pan da mangiare e mendicando vanno.
Chi ha orecchi da udire, intenda;
io dico a voi, che già sete nel fiore
di quella età che tanto si commenda
pe' servigi di Venere ed Amore:
lasciate indietro andare ogni faccenda,
ed a far roba sol volgete il core;
ch'ogni altra cosa è per voi ciancia e baia,
in fuor che 'l far la dote alla vecchiaia.
Ma se volete fare a senno mio,
che vi consiglio a guisa di sorelle,
voi tornereste prestamente a Dio,
doventando sue fide e care ancelle,
questo mondo lasciando falso e rio:
e tanto più, quanto più ricche e belle:
e d'ogni vostro error triste e pentite,
ve ne entrereste nelle Convertite.
Dove in quel venerando monastero
fra quelle sante e benedette suore,
ogni cura porreste, ogni pensiero
servire al sommo nostro Redentore:
e colla mente pura e cuor sincero
dispensereste liete i giorni e l'ore;
e poi morendo, pe' merti di Cristo,
del ciel fareste eternamente acquisto.
Ché così stando, misere, portate
pericoli infiniti, notte e giorno,
d'esser battute, ferite, o rubate,
nimici e ladri avendo spesso intorno:
e poi dal malfranzese anche storpiate,
gir sospirando e mendicando attorno:
e poscia il viver vostro al suo fin giunto,
perdere il corpo e l'anima 'n un punto.