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By Anton Francesco Grazzini

Se ben voi sete de' cocchi private,

fanciulle belle, non vi sbigottite:

ch'e'ci son le lettighe apparecchiate,

più destre per portarvi e più spedite:

dove con maggior pompa e più agiate

potrete per Firenze far le gite:

e potrete anche con vostro piacere

nascondervi ora ed or farvi vedere.

Ancor potrete le seggiole usare,

come a Napoli fanno uomini e donne,

e per tutta la terra a spasso andare

a guisa di duchesse e gran madonne:

e se ben perle e gioie uniche e rare

non porterete, o ricche e varie gonne,

fornite tutte d'argento e di seta,

basta a voi ragunare oro e moneta.

Di rascia un manto pagonazzo e nero,

semplice e puro, fatto alla Romana,

è portamento sì vago ed altero,

che può vestirne ogni gran cortigiana:

a chi la vedrà poi, degna d'impero,

anzi donna parrà vieppiù ch'umana,

come di Giove o la sposa o la figlia,

empiendo gli occhi altrui di meraviglia.

Le vestimenta gentili e modeste

di panno fin, ben fatte ed attillate,

piaccion più che d'argento e d'oro veste,

e di perle e di gioie ricamate;

per che troppo lascive e poco oneste

paiono alle persone costumate:

così cioppe o gammurre aperte e fesse

son da giocolatrici o strionesse.

Queste che con sì vaghi e bei colori

di più velluti, altere se ne vanno,

con tanti gruppi e nodi e frappe e fiori,

aranno un giorno invidia al vostro panno;

per che voi, senza tanti argenti ed ori,

vivrete senza noia e senza affanno:

come colui che allegro gode e tace,

avendo poco fummo, e molta brace.

Ma sopratutto ubbidir vi conviene,

e le leggi osservar che vi son date;

per che la lor fiducia e la lor spene

è sol che voi restiate condannate:

fatevi in quello scambio pagar bene,

e la mercanzia vostra rincarate:

ed imperiose fate che gli amanti

v'accordino e contentin di contanti.

Ancor far masserizia vi bisogna,

mentre che dura in voi la giovinezza;

ché troppo danno, ohimè!, troppa vergogna

n'areste poi giungendo alla vecchiezza,

quando si spera in vano e 'n van s'agogna,

mancando in voi la grazia e la bellezza.

Chi non fa quando può, quando poi vuole

manca il potere, e in van si pente e duole.

Esservi esempio eterno la meschina

Giulia Napoletana doverebbe,

colla Dïana insieme Fiorentina,

già ricche sì che non si crederebbe:

ognuna dalla sera alla mattina

mille scudi trovato a cambio arebbe;

or vecchie e 'nferme e povere non hanno

pan da mangiare e mendicando vanno.

Chi ha orecchi da udire, intenda;

io dico a voi, che già sete nel fiore

di quella età che tanto si commenda

pe' servigi di Venere ed Amore:

lasciate indietro andare ogni faccenda,

ed a far roba sol volgete il core;

ch'ogni altra cosa è per voi ciancia e baia,

in fuor che 'l far la dote alla vecchiaia.

Ma se volete fare a senno mio,

che vi consiglio a guisa di sorelle,

voi tornereste prestamente a Dio,

doventando sue fide e care ancelle,

questo mondo lasciando falso e rio:

e tanto più, quanto più ricche e belle:

e d'ogni vostro error triste e pentite,

ve ne entrereste nelle Convertite.

Dove in quel venerando monastero

fra quelle sante e benedette suore,

ogni cura porreste, ogni pensiero

servire al sommo nostro Redentore:

e colla mente pura e cuor sincero

dispensereste liete i giorni e l'ore;

e poi morendo, pe' merti di Cristo,

del ciel fareste eternamente acquisto.

Ché così stando, misere, portate

pericoli infiniti, notte e giorno,

d'esser battute, ferite, o rubate,

nimici e ladri avendo spesso intorno:

e poi dal malfranzese anche storpiate,

gir sospirando e mendicando attorno:

e poscia il viver vostro al suo fin giunto,

perdere il corpo e l'anima 'n un punto.