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By Auteur inconnu

Placido figlio di colui, che i venti

E le procelle a suo talento affrena,

Zefiro, i voli tuoi soavi e lenti

Stendi su i fior', dell'erba usciti appena.

Forse tu semplicetto invano or tenti

L'ire placar coll'aura tua serena

D'Austro e di Borea più di te possenti,

Qualor sul mar sdegno e furor li mena.

O pure in qualche oscura e vil foresta

Ora t'aggiri, e là scotendo vai

Di quercia o d'orno le selvagge fronde.

Qui vieni: adorna di fioretti, questa

Piaggia t'invita; qui lungo le sponde

De' bei ruscelli canzonette avrai.