8 (393)
“Non ti fur dal tuo Re, non ti fur scossi
I lacci tuoi, spietato Vento indegno,
Perché Zefiro, il tuo fratel più degno,
Fuor del Mondo cacciassi, e perché mossi
Da te i nembi e dal lor sonno riscossi
Sfogasser sovra noi l'empio lor sdegno,
Onde poi di tua stirpe e del suo regno,
E dell'aria e del Cielo infamia fossi.
Vattene, iniquo; e là sovra i Britanni,
Là scarica i tuoi nembi, e là ne mena
Questo pigro, noioso, e tristo verno.”
Udimmi l'empio, e, s'io pur ben discerno,
Ne diè segno battendo i neri vanni;
Né però depon l'ira e il rigor frena.