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By Auteur inconnu

Il mio cuor, che infelice e reo già nacque,

E all'alte grazie tue poscia fu eletto,

Tra gli occulti suoi moti avvinto e stretto

A quanto danno, a quel dolor soggiacque,

Quando oziosa la mia cetra giacque,

E ad onta pure dell'immenso affetto,

Di cui capace non essendo il petto,

Passò alla lingua, e l'empia lingua tacque!

Pur se questa ammutì, l'alta mia brama

Riguardava te sola, ove il volere

Ogni atto dello spirto indrizza e chiama.

Però i' vivea scontento: ah! che il tacere

Del caro ben, che veramente s'ama,

Se non toglie l'Amor, toglie il piacere.