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Lo spirto mio co i vanni avvinti in grave
Giace letargo, ch'il reo senso infido
Lo sopì col piacere, e di Cupido
Strinselo un laccio a lui grato e soave.
Per risvegliarlo la ragion non ave
Più voce, roca omai dal lungo grido,
Né dell'ira di Dio l'orrendo strido
Muover lo fa, ché non lo sente o pave.
Dollera, tu lo scuoti, ed al tuo solo
Non più udito parlar dispiega l'ale
Per ripigliar la libertà del volo,
Onde per te, domo de i sensi il frale,
E obbliando il natio caduco suolo,
All'alta sfera sua nel Cielo ei sale.