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Era la notte, e in dolce obblio profondo
Sopian le cure lor gli egri Mortali,
Quando in sembiante placido e giocondo
Mi apparve Amor senz'arco e senza strali.
Candido più che neve, il nobil pondo
Sovra l'eburneo dosso avea dell'ali,
E parean di splendore al suo crin biondo
Gli almi raggi del Sole appena eguali.
Sfolgoravan da gli occhi a mille a mille
Raggi, che, penetrando il petto mio,
M'accendean dentro al cuor dolci faville.
Indi a me vòlto, ei disse: "Io son pur io
Quel, che già vinsi in terra Ercole e Achille,
E armato o inerme in Ciel vinco ogni Dio."