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Va', ditirambo mio triste e giocondo,
Vola dove ti frulla.
Nulla tu cerchi per l'immenso mondo
E non ci trovi nulla.
Nuova terra altri chieda o nuovo polo
E lontani orizzonti:
Sol ch'io potessi riposare il volo
Su' miei paterni monti!
Al sol che tra le selve snelle mira
Co 'l tremolar de' raggi,
Nel suol molle di musco che respira
Desii di fior selvaggi,
Giacciono i sogni miei, fanciulli stanchi
Che s'addormîr piangenti:
Cantan tra verdi faggi e marmi bianchi
I ruscelli e i torrenti.
Per quell'angol di terra, ecco io darei
Quale più benedetto
Lembo di cielo occorra a' versi miei
Quando faccio un sonetto;
E ci fare' un sonnetto. A l'ombra amica
De le memori piante
Mi cullerebbe ne la strofe antica
La rima miagolante.
O gravi rime sbadiglianti in are,
O tenui rime in io,
Dite voi come è dolce riposare
Su 'l terreno natio.
I patrii sassi vi pungon le schiene
Con accoglienza onesta,
Ed i mosconi de le patrie arene
Vi fan d'intorno festa.
Zu, zu, cari mosconi. Come stanno
Le vespe e i calabroni?
Ci fûr di molte vipere quest'anno
Giù pe' patrii burroni?
E gli amici? e i parenti? Oh nuove gioie!
Oh quanti fidi cuori!
Oh bel portare a spasso le sue noie
Tra cotanti sudori!