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Voi, che passate giovenetti il varco
di questa breve vita
da voi molto gradita,
noiosa a chi lontano erra da riva
in gran tempesta, et ha mestier d'aita
che sgravi il legno carco,
prima che tenda l'arco
Morte, che spesso in sul più bel v'arriva;
o l'ora fuggitiva
vi trasporti in quegli anni,
che riempie d'affanni
la nemica al gioir vecchiezza, e 'l tempo;
mentre avete ancor tempo,
abbiate cura, e l'ozio non v'inganni,
di raccoglier il fior mentre egli è verde,
che, tardando, beltate e grazia perde.
Ben può a Marocco coricarsi il sole,
indi tornar col giorno
di nova luce adorno;
ma questa vita fragile e mortale,
che smarrita ha la via di far ritorno,
par che da noi s'invole,
e l'età nostra vale
così ratta al suo fin, come avesse ale.
Né medicina vale
poi ch'una volta è rotta.
S'una sol volta annotta,
abbiamo a dormir noi perpetuo sonno.
Ahi ciechi, omai che ponno
anco i piacer giovar, s'oscura grotta
deve chiuder con noi dopo breve ora
quanto il mondo qua giù brama et onora?
Poiché morir si dee, scettri e corone,
e nobiltate e onori,
e delizie et amori,
e ciò che 'l senso o l'appetito apprezza
ben son d'espresso vanitade, errori:
che là dove è ragione,
non l'han per cose buone
quelle che son sì brevi,e 'l tempo spezza.
Ecco quanta fermezza
ebbe Troia , né Roma,
o s'altra oggi si noma:
quella è deserta, e già di selve ingombra;
di questa resta un'ombra,
e fu già al mondo insopportabil soma;
e tanti eroi, ch'onorar Xanto e Tebro,
con lor spense il vittor d'ogni celebro.
Il sol, che non fermò suo corso unquanco,
i cavai punge e sferza,
a vespro, a nona, a terza;
e Saturno vien dietro, e i propri figli
famelico divora, e già non scherza.
Sotto quel vecchio bianco
ogni cosa vien manco,
e non è chi fuggir possa i suo' artigli.
In un volger di cigli
spegne la state e 'l verno;
e, per quel ch'io discerno,
di quei che pigri e neghittosi stanno,
od al piacer si danno,
l'ingordo padre fa peggior governo:
che li manduca, e non s'accorgon, quando
ei già son posti di loro agi in bando.
E che credete voi, gioveni lenti,
ch'a sua velocitate
sia questa nostra etate,
se gli anni e i lustri a lui sono in un punto,
e le cose future e le passate
gli son come presenti?
Non van sì presti i venti,
come egli corre al destinato assunto:
ond'altri è sovragiunto
dal vespro e da la sera,
ch'ancor aviso gli era
ch'a pena innanzi il sol spuntasse l'alba.
E tal le tempie inalba
che vedemmo fanciul quasi iersera,
e la morte, ch'ai piè tien sotto il feltro,
dietro ne vien come affamato veltro.
Il tempo fugge, e si devrebbe omai
di noi stessi aver cura,
che se chi s'assecura
od in cosa mortal ripon sua fede,
che quel crudele ha sottoposta e fura,
drizzi gli occhi in quei rai,
che non negò giamai
l'ottimo Re de' Cieli a chi 'l richiede
e d'ottener gli crede;
che allora ei vedrà a pieno
come ogni ben terreno
è tra fior quasi serpe, o come donna
che 'n ben fregiata gonna
di bei lisci ha coperto il viso e 'l seno,
e pietosa e gentil si mostra fuore,
sotto difforme, e dentro iniqua il core.
Non dee spirto gentil, ch'esce dal cielo,
giacer in terra tardo;
ma spedito e gagliardo
spiegar l'ale e passar le nebbie a volo,
e quasi aquila al sol drizzar lo sguardo.
Questo terreno velo,
ch'or caldo preme or gelo
e con poco piacer sente assai duolo,
non dee l'uom prezzar solo,
ma sì come soggetto
tenerlo a l'intelletto;
e quel ch'esser del Ciel dee cittadino
creder che peregrino
erra, e non ha qua giù fermo alcun tetto,
ma da questo camin spinoso et ermo
possa in porto arrivar gioioso e fermo.
Canzon, poscia che 'n terra
non è cosa beata,
chiunque il vero guata,
e cerca col pensier perfetto bene,
vedrà quanto convene
in questa, come a dir, breve giornata
un animo gentil esser accorto
e presto a dispensar il tempo corto.