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By Erasmo da Valvasone

Voi, che passate giovenetti il varco

di questa breve vita

da voi molto gradita,

noiosa a chi lontano erra da riva

in gran tempesta, et ha mestier d'aita

che sgravi il legno carco,

prima che tenda l'arco

Morte, che spesso in sul più bel v'arriva;

o l'ora fuggitiva

vi trasporti in quegli anni,

che riempie d'affanni

la nemica al gioir vecchiezza, e 'l tempo;

mentre avete ancor tempo,

abbiate cura, e l'ozio non v'inganni,

di raccoglier il fior mentre egli è verde,

che, tardando, beltate e grazia perde.

Ben può a Marocco coricarsi il sole,

indi tornar col giorno

di nova luce adorno;

ma questa vita fragile e mortale,

che smarrita ha la via di far ritorno,

par che da noi s'invole,

e l'età nostra vale

così ratta al suo fin, come avesse ale.

Né medicina vale

poi ch'una volta è rotta.

S'una sol volta annotta,

abbiamo a dormir noi perpetuo sonno.

Ahi ciechi, omai che ponno

anco i piacer giovar, s'oscura grotta

deve chiuder con noi dopo breve ora

quanto il mondo qua giù brama et onora?

Poiché morir si dee, scettri e corone,

e nobiltate e onori,

e delizie et amori,

e ciò che 'l senso o l'appetito apprezza

ben son d'espresso vanitade, errori:

che là dove è ragione,

non l'han per cose buone

quelle che son sì brevi,e 'l tempo spezza.

Ecco quanta fermezza

ebbe Troia , né Roma,

o s'altra oggi si noma:

quella è deserta, e già di selve ingombra;

di questa resta un'ombra,

e fu già al mondo insopportabil soma;

e tanti eroi, ch'onorar Xanto e Tebro,

con lor spense il vittor d'ogni celebro.

Il sol, che non fermò suo corso unquanco,

i cavai punge e sferza,

a vespro, a nona, a terza;

e Saturno vien dietro, e i propri figli

famelico divora, e già non scherza.

Sotto quel vecchio bianco

ogni cosa vien manco,

e non è chi fuggir possa i suo' artigli.

In un volger di cigli

spegne la state e 'l verno;

e, per quel ch'io discerno,

di quei che pigri e neghittosi stanno,

od al piacer si danno,

l'ingordo padre fa peggior governo:

che li manduca, e non s'accorgon, quando

ei già son posti di loro agi in bando.

E che credete voi, gioveni lenti,

ch'a sua velocitate

sia questa nostra etate,

se gli anni e i lustri a lui sono in un punto,

e le cose future e le passate

gli son come presenti?

Non van sì presti i venti,

come egli corre al destinato assunto:

ond'altri è sovragiunto

dal vespro e da la sera,

ch'ancor aviso gli era

ch'a pena innanzi il sol spuntasse l'alba.

E tal le tempie inalba

che vedemmo fanciul quasi iersera,

e la morte, ch'ai piè tien sotto il feltro,

dietro ne vien come affamato veltro.

Il tempo fugge, e si devrebbe omai

di noi stessi aver cura,

che se chi s'assecura

od in cosa mortal ripon sua fede,

che quel crudele ha sottoposta e fura,

drizzi gli occhi in quei rai,

che non negò giamai

l'ottimo Re de' Cieli a chi 'l richiede

e d'ottener gli crede;

che allora ei vedrà a pieno

come ogni ben terreno

è tra fior quasi serpe, o come donna

che 'n ben fregiata gonna

di bei lisci ha coperto il viso e 'l seno,

e pietosa e gentil si mostra fuore,

sotto difforme, e dentro iniqua il core.

Non dee spirto gentil, ch'esce dal cielo,

giacer in terra tardo;

ma spedito e gagliardo

spiegar l'ale e passar le nebbie a volo,

e quasi aquila al sol drizzar lo sguardo.

Questo terreno velo,

ch'or caldo preme or gelo

e con poco piacer sente assai duolo,

non dee l'uom prezzar solo,

ma sì come soggetto

tenerlo a l'intelletto;

e quel ch'esser del Ciel dee cittadino

creder che peregrino

erra, e non ha qua giù fermo alcun tetto,

ma da questo camin spinoso et ermo

possa in porto arrivar gioioso e fermo.

Canzon, poscia che 'n terra

non è cosa beata,

chiunque il vero guata,

e cerca col pensier perfetto bene,

vedrà quanto convene

in questa, come a dir, breve giornata

un animo gentil esser accorto

e presto a dispensar il tempo corto.