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By Anton Francesco Grazzini

Dopo 'l dormir, dopo 'l mangiare e 'l bere,

o simil altre cose a queste uguali,

che fanno gli uomini vivi mantenere,

ce ne son poi cert'altre universali,

che noi possiam con esse o senza fare,

e ci dan molti beni e molti mali:

come saria, verbigrazia, il giucare,

o vogliam dir la caccia, o lo schermire,

che posson spesso nuocere e giovare.

E noi possiamo e vivere e morire,

Raffael, senza giuoco, scherma, o caccia;

non mi vogliate questo contradire.

Ma non si può trovar cosa che piaccia,

o giovi più che bagnarsi la state

piè, gambe, cosce, corpo, spalle e braccia.

Per questo ritrovò l'antica etate

i bagni, e noi le stufe ancora abbiamo;

ma sono in questi giorni abbandonate.

Non fu trovato mai, presso o lontano,

spasso più degno e di tanta eccellenza,

quanto è 'l bagnar, ch'a lodar posto ho mano.

Voi altri fiumi abbiate pacïenza,

rivi e ruscelli, e 'n pace sopportate,

che sol convien lodar Arno in Fiorenza.

Chi ha l'acque malsane, o mal purgate,

o fredde, o crude: o corre troppo, o poco:

o non ha ripe, o sponde accomodate.

Né si trova anche altrove o stanza o loco,

ove l'uom possa avere in un momento

e brache e sciugatoi e letto e fuoco.

E però resti ogni fiume contento:

ogni lago, ogni fonte si dia pace;

mentre che a lodar Arno io sono intento.

L'util sempre o 'l diletto è quel che piace;

ma quando aver si pon tutt'e due insieme,

è come aver la dovizia e la pace.

Son nel bagnarsi utilitadi estreme:

la prima cosa, s'impara a notare;

onde poi d'affogar altri non teme.

Bisogna a chi ci vive travagliare,

e far viaggi; onde chi nuota bene,

ne va sicuro per terra e per mare.

Che giova più, che può far maggior bene,

che l'acqua d'Arno alla complessïone,

allo stomaco, al corpo e alle schiene?

I magri ingrassa, e le grasse persone

ristora a parte a parte, rinfrescando

lor, con gran gioia, il fegato e 'l polmone.

Quando ella è buona e stagionata, quando

non trae, o poco, vento, ir vi bisogna,

e leggermente andarsi disguazzando.

Allor guarisce guidaleschi e rogna

e le morici ed altri mali ancora,

che a dirgli forse parrebbe vergogna.

Chi va ad Arno e non se n'innamora,

secondo me, si può ben dir che sia

del ver nimico, e di sé stesso fuora.

Chi vuol passar martello e fantasia,

o 'l sonno, o 'l caldo, o le mosche fuggire,

ogni dì parecchie ore in Arno stia.

Chi non potesse o mangiare o dormire,

stia pur nell'acqua assai, ch'io gli prometto

che prestamente si vedrà guarire.

Or ne vien dopo l'utile il diletto,

ch'è grande e dolce; tal che molti stanno

più volentier nell'acqua che nel letto.

E questi son color che notar sanno,

gagliardi e forti, ch'a guisa di pesce,

con mano e piè l'acqua trattando vanno.

Chi salta, e chi si tuffa, e chi rïesce

lontan: chi va rovescio, e chi passeggia:

e chi entra nell'acqua, e chi fuor esce.

Ognun il me' che può lì si maneggia,

guazzando e rinfrescandosi per tutto,

mentre che l'acqua intorno intorno ondeggia.

Non riman quasi né giovin né putto,

che 'l giorno non vad'Arno a ritrovare:

se già non è qualche rognoso o brutto.

La maggior parte vien per imparare;

ma se non sono o fanciulli o garzoni

lor non si trova chi voglia insegnare.

Lascia allor fare a certi lumaconi,

che chi non può pigliar la perdonanza,

non gli è vietato andare agli stazzoni.

È stato sempre questa costumanza,

che all'acqua sia, e in Arno feriato,

non so già, s'ell'è buona, o trista usanza.

Basta, ch'ognuno è tocco e brancicato,

o bello, o ricco, e' non vi si pon cura:

chi s'adirasse, sarebbe uccellato;

però vi si procede alla sicura.

Guardate or voi, se quivi un compagnetto

fa la sua mano, e s'egli ha gran ventura.

Chi vuol tosto imparar, senza sospetto

d'affogar, vada ove sia gente assai:

questo è tra gli altri modi il più perfetto.

E certi, che parer voglion d'assai,

fuggendo le persone, affogan spesso:

o veramente non imparan mai.

Giovini, fate d'aver sempre presso

qualche persona valente e fidata,

di questi notator, che sono adesso.

Scherzar nell'acqua e fuori alcuna fiata

giostrando e combattendo, assai diletta,

e piace sommamente alla brigata.

Chi vuol la sua persona bella e schietta

mostrare: e chi destrezza e gagliardia:

ed altri, com'egli è, roba perfetta;

poi correndo e scherzando tuttavia,

saltar nell'acqua, l'un l'altro tuffando,

beato chi più ha forza e balia!

Ma poscia, come il sol viene abbassando,

lavati e rinfrescati balzan fuori,

e vannosi vestendo e rasciugando.

Allora i gentiluomini e i signori

son conosciuti: e gli altri stan da parte,

che non hanno cavalli e servitori.

Ma chi potrebbe or dir la minor parte

del piacer, che si gusta, e del sollazzo,

poi mangiando e bevendo in altra parte?

Chi non è goffo, o veramente pazzo,

l'ordin ha fatto, ché chi d'Arno viene,

mangerebbe le chiappe al Gramolazzo.

Voi sopratutto la 'ntendete bene,

ch'oltre al cavallo e a' servidor, tornate

a casa sempre accompagnato bene;

là dove in punto e in ordin ritrovate

poponi eletti e vino ottimo in fresco,

e vivande ben fatte e stagionate.

Poi mangiando e bevendo da Tedesco,

senza disagio alcun voi ben potete

la sera trattener le genti al fresco.

Or voi che d'Arno innamorati sete,

e piacevi 'l mangiare, il ciel pregate

(e questa grazia sola gli chiedete)

che faccia d'ogni tempo essere state.