84
Dopo 'l dormir, dopo 'l mangiare e 'l bere,
o simil altre cose a queste uguali,
che fanno gli uomini vivi mantenere,
ce ne son poi cert'altre universali,
che noi possiam con esse o senza fare,
e ci dan molti beni e molti mali:
come saria, verbigrazia, il giucare,
o vogliam dir la caccia, o lo schermire,
che posson spesso nuocere e giovare.
E noi possiamo e vivere e morire,
Raffael, senza giuoco, scherma, o caccia;
non mi vogliate questo contradire.
Ma non si può trovar cosa che piaccia,
o giovi più che bagnarsi la state
piè, gambe, cosce, corpo, spalle e braccia.
Per questo ritrovò l'antica etate
i bagni, e noi le stufe ancora abbiamo;
ma sono in questi giorni abbandonate.
Non fu trovato mai, presso o lontano,
spasso più degno e di tanta eccellenza,
quanto è 'l bagnar, ch'a lodar posto ho mano.
Voi altri fiumi abbiate pacïenza,
rivi e ruscelli, e 'n pace sopportate,
che sol convien lodar Arno in Fiorenza.
Chi ha l'acque malsane, o mal purgate,
o fredde, o crude: o corre troppo, o poco:
o non ha ripe, o sponde accomodate.
Né si trova anche altrove o stanza o loco,
ove l'uom possa avere in un momento
e brache e sciugatoi e letto e fuoco.
E però resti ogni fiume contento:
ogni lago, ogni fonte si dia pace;
mentre che a lodar Arno io sono intento.
L'util sempre o 'l diletto è quel che piace;
ma quando aver si pon tutt'e due insieme,
è come aver la dovizia e la pace.
Son nel bagnarsi utilitadi estreme:
la prima cosa, s'impara a notare;
onde poi d'affogar altri non teme.
Bisogna a chi ci vive travagliare,
e far viaggi; onde chi nuota bene,
ne va sicuro per terra e per mare.
Che giova più, che può far maggior bene,
che l'acqua d'Arno alla complessïone,
allo stomaco, al corpo e alle schiene?
I magri ingrassa, e le grasse persone
ristora a parte a parte, rinfrescando
lor, con gran gioia, il fegato e 'l polmone.
Quando ella è buona e stagionata, quando
non trae, o poco, vento, ir vi bisogna,
e leggermente andarsi disguazzando.
Allor guarisce guidaleschi e rogna
e le morici ed altri mali ancora,
che a dirgli forse parrebbe vergogna.
Chi va ad Arno e non se n'innamora,
secondo me, si può ben dir che sia
del ver nimico, e di sé stesso fuora.
Chi vuol passar martello e fantasia,
o 'l sonno, o 'l caldo, o le mosche fuggire,
ogni dì parecchie ore in Arno stia.
Chi non potesse o mangiare o dormire,
stia pur nell'acqua assai, ch'io gli prometto
che prestamente si vedrà guarire.
Or ne vien dopo l'utile il diletto,
ch'è grande e dolce; tal che molti stanno
più volentier nell'acqua che nel letto.
E questi son color che notar sanno,
gagliardi e forti, ch'a guisa di pesce,
con mano e piè l'acqua trattando vanno.
Chi salta, e chi si tuffa, e chi rïesce
lontan: chi va rovescio, e chi passeggia:
e chi entra nell'acqua, e chi fuor esce.
Ognun il me' che può lì si maneggia,
guazzando e rinfrescandosi per tutto,
mentre che l'acqua intorno intorno ondeggia.
Non riman quasi né giovin né putto,
che 'l giorno non vad'Arno a ritrovare:
se già non è qualche rognoso o brutto.
La maggior parte vien per imparare;
ma se non sono o fanciulli o garzoni
lor non si trova chi voglia insegnare.
Lascia allor fare a certi lumaconi,
che chi non può pigliar la perdonanza,
non gli è vietato andare agli stazzoni.
È stato sempre questa costumanza,
che all'acqua sia, e in Arno feriato,
non so già, s'ell'è buona, o trista usanza.
Basta, ch'ognuno è tocco e brancicato,
o bello, o ricco, e' non vi si pon cura:
chi s'adirasse, sarebbe uccellato;
però vi si procede alla sicura.
Guardate or voi, se quivi un compagnetto
fa la sua mano, e s'egli ha gran ventura.
Chi vuol tosto imparar, senza sospetto
d'affogar, vada ove sia gente assai:
questo è tra gli altri modi il più perfetto.
E certi, che parer voglion d'assai,
fuggendo le persone, affogan spesso:
o veramente non imparan mai.
Giovini, fate d'aver sempre presso
qualche persona valente e fidata,
di questi notator, che sono adesso.
Scherzar nell'acqua e fuori alcuna fiata
giostrando e combattendo, assai diletta,
e piace sommamente alla brigata.
Chi vuol la sua persona bella e schietta
mostrare: e chi destrezza e gagliardia:
ed altri, com'egli è, roba perfetta;
poi correndo e scherzando tuttavia,
saltar nell'acqua, l'un l'altro tuffando,
beato chi più ha forza e balia!
Ma poscia, come il sol viene abbassando,
lavati e rinfrescati balzan fuori,
e vannosi vestendo e rasciugando.
Allora i gentiluomini e i signori
son conosciuti: e gli altri stan da parte,
che non hanno cavalli e servitori.
Ma chi potrebbe or dir la minor parte
del piacer, che si gusta, e del sollazzo,
poi mangiando e bevendo in altra parte?
Chi non è goffo, o veramente pazzo,
l'ordin ha fatto, ché chi d'Arno viene,
mangerebbe le chiappe al Gramolazzo.
Voi sopratutto la 'ntendete bene,
ch'oltre al cavallo e a' servidor, tornate
a casa sempre accompagnato bene;
là dove in punto e in ordin ritrovate
poponi eletti e vino ottimo in fresco,
e vivande ben fatte e stagionate.
Poi mangiando e bevendo da Tedesco,
senza disagio alcun voi ben potete
la sera trattener le genti al fresco.
Or voi che d'Arno innamorati sete,
e piacevi 'l mangiare, il ciel pregate
(e questa grazia sola gli chiedete)
che faccia d'ogni tempo essere state.