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Dal ciel la gloria del gran Dio rimbomba:
egli è sonora tromba - a pregi tanti;
i lumi stanti - e que' ch'errando vanno
musica fanno.
Musica fanno per ogni confino,
dove il calor divino - il ciel dispiega,
ed Amor lega - tante luci, e muove
altronde altrove.
Altronde altrove tutti van correndo,
te, Dio, benedicendo - e predicando,
dolce sonando, - ch'ogni moto è suono,
come io ragiono.
Così io ragiono. Ahimè! ch'udir non posso;
ch'innato rumor grosso - è, che m'occùpa
l'orecchia cupa, - ed un molino vivo
me ne fa privo.
Se mi fa privo, voi, spiriti eletti,
che non siete soggetti - a corpo sordo,
fate un accordo - al suon di tai strumenti
co' vostri accenti.
Co' vostri accenti sacri, intellettuali,
d'una spiegando l'ali - in altra stella,
vostra favella: - Santo, santo, santo! -
dicete intanto.
Dicete intanto, ardenti Serafini,
sagaci Cherubini, - e giusti Troni,
Dominazioni, - Virtù e Potestati
e Principati;
principiate, Arcangeli, e seguite,
Angeli, che venite - a darmi aiuto.
Da voi, perduto - il corpo, in Cielo accolte
son l'alme sciolte.
O alme sciolte, o patriarchi grandi,
profeti venerandi, - in cortesia,
la salmodia - di Davide canoro
dicete in coro.
Dicete in coro, apostoli, che 'l mondo
vinto e reso fecondo - di virtuti,
e risoluti - fatto avete noi
di seguir voi.
Di seguir voi gli martiri non tardi,
con l'animo gagliardi - e sparso sangue,
fan che non langue - la musica nostra
nell'alta chiostra.
Dall'alta chiostra, con varie dottrine,
anime pellegrine - confessare
odo per mare, - per terra e per cielo
vero il Vangelo.
Vero il Vangelo voi, vergini caste,
virilmente provaste - a chi udir vuole:
l'eterea mole - or per questo e le stelle
son vostre celle.
Oh sante celle, murate di luce,
che 'l passar vi conduce, - non ritiene,
ad ogni bene! - E quelle vie di latte
per voi son fatte.
Per voi son fatte le scene e l'istorie
delle divine glorie, - ché a mirarle
e celebrarle - vi dà il primo fuoco
possanza e luoco.
Per ogni luoco Dio quant'have in mente
vuol che si rappresente - in cielo. E poi
de' segni suoi - tu, suolo e mar, ti adempi
di tempi in tempi.
Di tempi in tempi Ariete, Cancro e Libra
e Capricorno vibra - l'alte idee,
quante si dèe - all'arte; a la natura
virtù e figura,
virtù e figura per il sol deriva,
statua, immagin più diva - del Monarca,
lucerna ed arca - di deitate in suso,
padre quaggiuso.
Padre è quaggiuso, che la terra impregna,
perch'a' figli sovvegna. - Poi la luna
virtute aduna - d'ogni stella, e dice
esser nutrice.
É ben nutrice amorosa e veloce:
se 'l gielo e l'arder nuoce, - il fa soave.
Or sembra nave, - or globo, or mezzo tondo
per ben del mondo.
Per ben del mondo ne' splendor superni
degli enti non eterni - è misurato
la vita e 'l stato; - e nelli sacri giri
parmi che 'l miri.
Parmi ch'io miri quella provvidenza,
chi da tanta eloquenza - si celèbra.
Mia squilla è ebra - per troppo desio
di cantar vosco, o stelle, il grande Dio:
gloria all'omnipotente Signor mio!