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By Antonio Tebaldeo

Marin mio, quando tu, che un specchio sei

e vaso de virtù, lodi il mio canto

rauco e senza arte, alhor comprendo quanto

possa Flavia, d'Amor gloria e de' dèi:

che per esser da me descripta lei,

il mio inornato dir illustra tanto

che ognun se inganna, e sotto quel bel manto

iudica tersi e docti i versi mei.

Ma se te offuschi tu di lei leggendo,

pensa che far debbo io quando al conspetto

mi trovo e gli occhi nel suo raggio extendo!

Non diresti cussì se altro suggetto

avesse; et io, che me conosco e intendo,

parlo di lei, che copre il mio diffetto.