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Turbato e tristo dei miei casi avversi,
me chiudo e serro e gittomi disteso
in quel remoto loco, ove onne peso
lo stanco cor ripon per guai diversi,
ché i buon rimedî miei veggo sommersi
e sentome de nuovo tanto offeso
che non so como io possa esser deffeso
da tanti e tali infortunî perversi.
Ricordome nel tempo già passato
la mia lassa e sconsolata vita
goder contenta nel suo dolce stato,
onde sol questo a sospirar me 'nvita;
ma credo ben che sia il mio gran peccato
casgion di questa tal pena infinita.