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By Tommaso Campanella

La terra nostra di far giuoco e festa

nullo tempo si resta - al sommo Dio;

da che l'unìo - l'amor, pésola in mezzo,

gioisce al rezzo.

Gioisce al rezzo, e 'l circondante caldo

schifando, viver saldo - e freddo gode;

rendendo lode - all'Eterno, eternarsi

vuol, non disfarsi.

Vuol non disfarsi; e 'l sol vorria disfarla

non per odio; per farla - mole amica,

seco l'intrica, - e con focose braccia

cinge ed abbraccia.

Cinge ed abbraccia anch'ella lui nel seno:

ché, schifandolo, pieno - pur se 'l vede

di calor: fede, - che al destin più incorre

chi più l'abborre.

Chi più l'abborre, poscia più l'aggrada;

che sua fuga sia strada - a quel s'ammira.

Ch'alla sua mira - e gloria gli rivolge

chi il mondo volge.

Chi il mondo volge così fece madre

la terra, e 'l sole padre - d'infinita

prole, ch'addita - del Primero Ingegno

l'arte e 'l disegno.

L'arte e 'l disegno su esaltate, o monti,

della gran madre pronti - alle difese,

ossa distese, - e fini a' regni nostri:

stanza a' gran mostri.

Stanze a' gran mostri e piccioli prestate,

acque, che circondate - il nostro suolo:

voi date il volo - a' pesci ed alle navi,

sì in terra gravi.

La terra aggravi, e pur non la sommergi,

tu, ocean, che t'ergi - sì superbo.

Per divin verbo - dal suo ventre uscisti,

e 'l mondo unisti.

Tu 'l mondo unisti, ch'è il primo animale.

Tra l'etra spiritale - e 'l terren grosso

sangue ti posso - dir, che nutre, e viene,

va tra le vene.

Va tra le vene e per li fonti spiccia,

dove la terra arsiccia - ha più bevuto;

indi il perduto - alle campagne rende;

poi in alto ascende.

In alto ascende a far giuoco al Signore

col terrestre vapore - insieme misto;

or stella è visto, - ed or, come bombarde,

rimbomba ed arde.

Rimbomba ed arde ed atterrisce gli empii.

Non perdona agli tempii, - o vivi o morti.

Tu, Dio, n'esorti - a be' celesti nidi

con questi gridi.

Con questi gridi gli animai richiami,

perché non restin grami - alle tempeste.

Gioconde feste - agli angeli, a' demòni

fatiche doni.

Fatiche doni con saper immenso

sotterra al fuoco accenso, - che fracassa,

cuoce e relassa, - e dentro fa i metalli,

fuor monti e valli.

Co' monti e valli, e fiumi e mar, distingui

i paesi: altri impingui, - altri fai macri,

e dolci ed acri - agli abitanti vari

più necessari;

più necessari e più capaci ancora

di vite, che si fôra - ugual per tutto;

e perché tutto - pur le cose stesse

non producesse;

ma producesse biade la campagna,

s'alzasse alla montagna - il fummo e l'onda:

arte profonda - di doppi lambicchi

per farci ricchi.

Per farci ricchi altrove oro ed argento

nasce; altrove frumento, - augelli e fiere,

rivi e peschiere, - macchie, salti e boschi,

perch'io 'l conoschi.

Perch'io conoschi, l'alta Cagion Prima

fa mancar al mio clima - molte cose.

Commerzio puose, - amor e conoscenza

tal Providenza.

Tal Providenza in due quadranti opposti

fa che in su il mar s'accosti: - in uno bolle,

l'altro s'estolle - per l'acque pendenti,

là concorrenti.

Son concorrenti di diversi fianchi

in cui avvien che manchi: - e in tutti lidi

sei ore vidi - alzarsi e sei abbassarsi,

per più avvivarsi.

Per più avvivarsi fa il medesmo l'aria,

e pur qual mar si varia, - dove accolti

son vapor molti, - che capir non ponno,

e spazio vonno.

E spazio vonno, e spazio van cercando,

purgando, ventilando, - trasferendo

e convertendo - il fummo in util pioggia:

stupenda foggia!

Stupenda foggia, ch'a più parti giove.

Fiere ed augelli altrove - e pesci porta:

le navi esorta - al corso, noi a consulta;

altri sepulta.

Altri sepulta in sonno ed altri in sabbia;

svelle arbori con rabbia - e gran citati.

Son fecondati - i campi, ove dolce aura

il verde innaura.

Fa verdi, innaura e purpuree le nubbi

il sol, perch'io non dubbi - or, che più pèra

la nostra sfera - in mare: in suo ben vale

ciò che in su sale.

Quando in su sale, in grandini s'ingroppa

grosso vapor, che scoppia - in caldo loco;

ma non a poco a poco, - qual la neve,

che il freddo beve.

Il freddo beve, e si congela in brina

quel ch'aura mattutina - o sera agguaglia,

come si quaglia - in pioggia il fummo, e cade

dolce alle biade.

Per far le biade e' manca nell'Egitto,

onde il Nil fu prescritto - che inondasse,

che Assur fruttasse - e l'India in questa guisa,

che Dio n'avvisa.

Dio pur n'avvisa, che l'Arabia ottenne

solo rugiada, e fenne - incenso e manna,

nettarea canna, - e ragia, di che degni

fûr i miei regni.

Tutti anche i regni han piani, balze e selve,

pasto e casa di belve. - Oh, maraviglia!

quanta famiglia - per te, Signor, nasce,

si cresce e pasce.

Si cresce e pasce di liquor terrestre

il ferro, il sasso alpestre; - un grasso e molle

l'erbe satolle, - immobili animali.

Fa' a que' c'han l'ali,

a que' c'han l'ali, a chi serpe, a chi anda

foglie, radici, ghianda, - grani e pomi;

altri ne domi, - altri armi, altri fai inermi,

né senza schermi.

Hanno per schermi i ricci e gli arboscelli

spine contra gli augelli, - asini e bovi;

altura trovi - in querce, abbeti e faggi

per tali oltraggi.

Per tali oltraggi han le quaquiglie e i pini

guscio; e vesti d'uncini - contra i colpi,

che ghiro non le spolpi, - han le castagne;

ma pur le fragne.

Però le fragne, ché Dio ha destinato

ch'ogni ente non sol nato - sia d'ogn'altro,

ma l'uno all'altro - sia cibo ed avello,

or questo, or quello.

Ma questo e quello, resistendo, addita

godersi in ogni vita, - che Dio dona:

e, perch'è buona - ogn'altra viva norma,

pur si trasforma.

Chi la trasforma con tanta sua laude,

che sieno molti gaude - gl'innocenti:

pochi possenti - orsi e leon vedrai,

pecore assai.

Pecore assai, che dal caldo e dal gelo

solo difende il pelo. - Frutti e fiori,

tu, fronda, onori: - a' timidi è soccorso

la tana e 'l corso.

Le tane e 'l corso ha il cervo, il lepre, il capro:

corna il bue: sanne l'apro: - onghie il cavallo:

vivezza il gallo, - ch'al fiero leone

spavento pone.

Spavento pone all'elefante il drago.

Oh, spettacolo vago - di lor gesti!

Falcon, tu avesti - rostro, e duro artiglio

l'aquila e 'l niglio.

L'aquila e 'l niglio han pur la vista acuta,

come il can lunge fiuta - la sua preda;

perché provveda - ode lontano il lupo

al ventre cupo.

Pel ventre cupo ha forza la balena,

molta astuzia ha la iena, - industria l'ape.

Oh, come sape - politìa e governo,

d'està e d'inverno!

D'està e d'inverno han città le formiche;

stanze altri sempre apriche - si procaccia;

va il ragno a caccia, - e si fa rete e stanza

di sua sostanza.

Di sua sostanza si circonda e cova,

prende l'ali, e fa uova - quindi uscendo,

varie vivendo - vite un verme: ahi lasso!

Oltre io non passo.

Oltre io non passo, non posso; assai ignoro

l'anatomia, il lavoro, - fraudi ed ire,

gioie e martìre - di quanti il mar serra,

l'aria e la terra.

O aria, o terra, o mar, mirar potrei

ne' vostri colisei - ta' giuochi io sciolto!

Ma chi è sepolto - in corpo, sol s'accorge

che poco scorge.

Se poco scorge, potrà dirne meno.

Ma il sermon vostro appieno - a tutti è aperto;

non è coperto - a nazione alcuna

sotto la luna.

Sotto la luna il nostro dir trascenda

al Re della tremenda - maestate.

Transumanate - menti, voci e note:

ite al Signor, che tutto sape e puote.