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La terra nostra di far giuoco e festa
nullo tempo si resta - al sommo Dio;
da che l'unìo - l'amor, pésola in mezzo,
gioisce al rezzo.
Gioisce al rezzo, e 'l circondante caldo
schifando, viver saldo - e freddo gode;
rendendo lode - all'Eterno, eternarsi
vuol, non disfarsi.
Vuol non disfarsi; e 'l sol vorria disfarla
non per odio; per farla - mole amica,
seco l'intrica, - e con focose braccia
cinge ed abbraccia.
Cinge ed abbraccia anch'ella lui nel seno:
ché, schifandolo, pieno - pur se 'l vede
di calor: fede, - che al destin più incorre
chi più l'abborre.
Chi più l'abborre, poscia più l'aggrada;
che sua fuga sia strada - a quel s'ammira.
Ch'alla sua mira - e gloria gli rivolge
chi il mondo volge.
Chi il mondo volge così fece madre
la terra, e 'l sole padre - d'infinita
prole, ch'addita - del Primero Ingegno
l'arte e 'l disegno.
L'arte e 'l disegno su esaltate, o monti,
della gran madre pronti - alle difese,
ossa distese, - e fini a' regni nostri:
stanza a' gran mostri.
Stanze a' gran mostri e piccioli prestate,
acque, che circondate - il nostro suolo:
voi date il volo - a' pesci ed alle navi,
sì in terra gravi.
La terra aggravi, e pur non la sommergi,
tu, ocean, che t'ergi - sì superbo.
Per divin verbo - dal suo ventre uscisti,
e 'l mondo unisti.
Tu 'l mondo unisti, ch'è il primo animale.
Tra l'etra spiritale - e 'l terren grosso
sangue ti posso - dir, che nutre, e viene,
va tra le vene.
Va tra le vene e per li fonti spiccia,
dove la terra arsiccia - ha più bevuto;
indi il perduto - alle campagne rende;
poi in alto ascende.
In alto ascende a far giuoco al Signore
col terrestre vapore - insieme misto;
or stella è visto, - ed or, come bombarde,
rimbomba ed arde.
Rimbomba ed arde ed atterrisce gli empii.
Non perdona agli tempii, - o vivi o morti.
Tu, Dio, n'esorti - a be' celesti nidi
con questi gridi.
Con questi gridi gli animai richiami,
perché non restin grami - alle tempeste.
Gioconde feste - agli angeli, a' demòni
fatiche doni.
Fatiche doni con saper immenso
sotterra al fuoco accenso, - che fracassa,
cuoce e relassa, - e dentro fa i metalli,
fuor monti e valli.
Co' monti e valli, e fiumi e mar, distingui
i paesi: altri impingui, - altri fai macri,
e dolci ed acri - agli abitanti vari
più necessari;
più necessari e più capaci ancora
di vite, che si fôra - ugual per tutto;
e perché tutto - pur le cose stesse
non producesse;
ma producesse biade la campagna,
s'alzasse alla montagna - il fummo e l'onda:
arte profonda - di doppi lambicchi
per farci ricchi.
Per farci ricchi altrove oro ed argento
nasce; altrove frumento, - augelli e fiere,
rivi e peschiere, - macchie, salti e boschi,
perch'io 'l conoschi.
Perch'io conoschi, l'alta Cagion Prima
fa mancar al mio clima - molte cose.
Commerzio puose, - amor e conoscenza
tal Providenza.
Tal Providenza in due quadranti opposti
fa che in su il mar s'accosti: - in uno bolle,
l'altro s'estolle - per l'acque pendenti,
là concorrenti.
Son concorrenti di diversi fianchi
in cui avvien che manchi: - e in tutti lidi
sei ore vidi - alzarsi e sei abbassarsi,
per più avvivarsi.
Per più avvivarsi fa il medesmo l'aria,
e pur qual mar si varia, - dove accolti
son vapor molti, - che capir non ponno,
e spazio vonno.
E spazio vonno, e spazio van cercando,
purgando, ventilando, - trasferendo
e convertendo - il fummo in util pioggia:
stupenda foggia!
Stupenda foggia, ch'a più parti giove.
Fiere ed augelli altrove - e pesci porta:
le navi esorta - al corso, noi a consulta;
altri sepulta.
Altri sepulta in sonno ed altri in sabbia;
svelle arbori con rabbia - e gran citati.
Son fecondati - i campi, ove dolce aura
il verde innaura.
Fa verdi, innaura e purpuree le nubbi
il sol, perch'io non dubbi - or, che più pèra
la nostra sfera - in mare: in suo ben vale
ciò che in su sale.
Quando in su sale, in grandini s'ingroppa
grosso vapor, che scoppia - in caldo loco;
ma non a poco a poco, - qual la neve,
che il freddo beve.
Il freddo beve, e si congela in brina
quel ch'aura mattutina - o sera agguaglia,
come si quaglia - in pioggia il fummo, e cade
dolce alle biade.
Per far le biade e' manca nell'Egitto,
onde il Nil fu prescritto - che inondasse,
che Assur fruttasse - e l'India in questa guisa,
che Dio n'avvisa.
Dio pur n'avvisa, che l'Arabia ottenne
solo rugiada, e fenne - incenso e manna,
nettarea canna, - e ragia, di che degni
fûr i miei regni.
Tutti anche i regni han piani, balze e selve,
pasto e casa di belve. - Oh, maraviglia!
quanta famiglia - per te, Signor, nasce,
si cresce e pasce.
Si cresce e pasce di liquor terrestre
il ferro, il sasso alpestre; - un grasso e molle
l'erbe satolle, - immobili animali.
Fa' a que' c'han l'ali,
a que' c'han l'ali, a chi serpe, a chi anda
foglie, radici, ghianda, - grani e pomi;
altri ne domi, - altri armi, altri fai inermi,
né senza schermi.
Hanno per schermi i ricci e gli arboscelli
spine contra gli augelli, - asini e bovi;
altura trovi - in querce, abbeti e faggi
per tali oltraggi.
Per tali oltraggi han le quaquiglie e i pini
guscio; e vesti d'uncini - contra i colpi,
che ghiro non le spolpi, - han le castagne;
ma pur le fragne.
Però le fragne, ché Dio ha destinato
ch'ogni ente non sol nato - sia d'ogn'altro,
ma l'uno all'altro - sia cibo ed avello,
or questo, or quello.
Ma questo e quello, resistendo, addita
godersi in ogni vita, - che Dio dona:
e, perch'è buona - ogn'altra viva norma,
pur si trasforma.
Chi la trasforma con tanta sua laude,
che sieno molti gaude - gl'innocenti:
pochi possenti - orsi e leon vedrai,
pecore assai.
Pecore assai, che dal caldo e dal gelo
solo difende il pelo. - Frutti e fiori,
tu, fronda, onori: - a' timidi è soccorso
la tana e 'l corso.
Le tane e 'l corso ha il cervo, il lepre, il capro:
corna il bue: sanne l'apro: - onghie il cavallo:
vivezza il gallo, - ch'al fiero leone
spavento pone.
Spavento pone all'elefante il drago.
Oh, spettacolo vago - di lor gesti!
Falcon, tu avesti - rostro, e duro artiglio
l'aquila e 'l niglio.
L'aquila e 'l niglio han pur la vista acuta,
come il can lunge fiuta - la sua preda;
perché provveda - ode lontano il lupo
al ventre cupo.
Pel ventre cupo ha forza la balena,
molta astuzia ha la iena, - industria l'ape.
Oh, come sape - politìa e governo,
d'està e d'inverno!
D'està e d'inverno han città le formiche;
stanze altri sempre apriche - si procaccia;
va il ragno a caccia, - e si fa rete e stanza
di sua sostanza.
Di sua sostanza si circonda e cova,
prende l'ali, e fa uova - quindi uscendo,
varie vivendo - vite un verme: ahi lasso!
Oltre io non passo.
Oltre io non passo, non posso; assai ignoro
l'anatomia, il lavoro, - fraudi ed ire,
gioie e martìre - di quanti il mar serra,
l'aria e la terra.
O aria, o terra, o mar, mirar potrei
ne' vostri colisei - ta' giuochi io sciolto!
Ma chi è sepolto - in corpo, sol s'accorge
che poco scorge.
Se poco scorge, potrà dirne meno.
Ma il sermon vostro appieno - a tutti è aperto;
non è coperto - a nazione alcuna
sotto la luna.
Sotto la luna il nostro dir trascenda
al Re della tremenda - maestate.
Transumanate - menti, voci e note:
ite al Signor, che tutto sape e puote.