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By Celio Magno
Pur m'apri, o Febo il desiato giorno
che del mio duro essilio il fine apporta;
e la tua bella scorta
di vaghe gemme e d'or t'orna il sentiero.
Anch'io m'accingo a strada lunga e torta
per far ov'io lasciai l'alma ritorno,
spargendo il cielo intorno
de le tue lodi e del mio gaudio intero.
Felice dì, che ben vince il primiero
quando questo mio fral nel mondo uscìo:
ch'allor nascendo a le miserie venni;
or del mal che sostenni
esco; ed al fonte d'ogni ben m'invio
ch'addolcir può con sua gioia infinita
tutto il martir de la passata vita.
Rimanetevi in pace alme contrade
che 'l nobil Ebro e 'l ricco Tago inonda;
siate amica e gioconda
stanza altrui pur, che me l'albergo offende.
E s'aere in voi vital, terra feconda
di quanto ad uman uso in mente cade,
fra pace e sicurtade
d'ogni vanto qua giù degne vi rende,
ingrato però 'l sole agli occhi splende
ove ha tenebre il cor; né può presente
stato goder chi del futuro ha brama.
Benché di chiara fama
non men ricco il sen d'Adria esser si sente;
dov'ogni don del cielo alberga, e dove
bramo anzi morte aver, che vita altrove.
Oh come ardente il cor t'ama e desia,
dolce mia patria, a cui s'io vivo e spiro,
s'in me pregio alcun miro,
dopo Dio debbo il tutto, e 'l corpo e l'alma.
Come, s'al tuo splendor il guardo giro,
ineffabil divien la gioia mia!
Tu giusta e saggia e pia;
tu d'ogni alta virtù trionfo e palma;
tu vergine e reina invitta ed alma,
porto di libertà, specchio d'onore,
e tal che chi di te nasce entro il seno,
paradiso terreno,
fa dubbiar qual sia grazia in lui maggiore:
o 'l nascer uom nel mondo, o l'aver nido
in sì felice e glorioso lido.
Vedrò del mar uscir lungi le cime
de l'alte torri e de' superbi tetti
ch'al ciel sembrano eretti
non da mortal ma da celeste cura;
vedrò 'l duce regal co' padri eletti
c'hanno il fren de l'imperio alto e sublime,
ne la cui vita esprime
ogni essempio di gloria arte e natura;
vedrò de' cari miei la gioia pura
nel volto e ne' sembianti impressa e viva,
dando anch'io de la mia lagrime in pegno.
E quasi stanco legno
che da lunga tempesta in porto arriva,
beato quanto cape in mortal velo
scioglierò i voti, umìle, al re del cielo.
Deh, perché mentre il fral corporeo incarco
porta destriero al mio desir sì lento,
cangiar in quel noi sento
che d'Elicona il fonte aprio col piede?
Che giunto a la mia pace in un momento
la strada e i giorni accorcerei ch'or varco;
e ben deggio esser parco
d'ore che sì felici il ciel mi diede.
Ma 'l pensiero, il cui volo ogni altro eccede,
verso il bramato ben dispieghi i vanni,
e l'abbia sempre innanzi, e 'l miri e 'l goda:
Talché con dolce froda
del camin le fatiche e 'l tempo inganni;
e perché del piacer non manchi un'ora,
sogni dormendo i miei diletti ancora.
Ma se forse, canzon, tra via n'aspetta
morte, deh prega il ciel che la sospenda
sol tanto, e fia pietà di pochi giorni,
che dove ho 'l core io torni,
e 'l caro oggetto una sol volta renda
di quanto amo e desio lieto a quest'occhi;
e poscia a voglia sua l'arco in me scocchi.