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By Giacomo Leopardi

Quando il soave mio fido conforto,

Per dar riposo alla mia vita stanca,

Ponsi del letto in su la sponda manca

Con quel suo dolce ragionare accorto;

Tutto di pieta e di paura smorto,

Dico: onde vien tu ora, o felice alma?

Un ramoscel di palma

Ed un di lauro trae del suo bel seno;

E dice: dal sereno

Ciel empireo e di quelle sante parti

Mi mossi, e vengo sol per consolarti.

In atto ed in parole la ringrazio

Umilemente, e poi domando: or donde

Sai tu 'l mio stato? Ed ella: le trist'onde

Del pianto, di che mai tu non se' sazio,

Con l'aura de' sospir, per tanto spazio

Passano al cielo e turban la mia pace.

Sì forte ti dispiace

Che di questa miseria sia partita,

E giunta a miglior vita?

Che piacer di devria, se tu m'amasti

Quanto in sembianti e ne' tuo' dir mostrasti.

Rispondo: io non piango altro che me stesso,

Che son rimaso in tenebre e 'n martire,

Certo sempre del tuo al ciel salire

Come di cosa ch'uom vede da presso.

Come Dio e Natura avrebben messo

In un cor giovenil tanta virtute,

Se l'eterna salute

Non fosse destinata al suo ben fare?

O dell'anime rare,

Ch'altamente vivesti qui fra noi,

E che subito al ciel volasti poi!

Ma io che debbo altro che pianger sempre,

Misero e sol, che senza te son nulla?

Ch'or foss'io spento al latte ed alla culla,

Per non provar dell'amorose tempre!

Ed ella: a che pur piangi e ti distempre?

Quant'era meglio alzar da terra l'ali;

E le cose mortali

E queste dolci tue fallaci ciance

Librar con giusta lance;

E seguir me, s'è ver che tanto m'ami,

Cogliendo omai qualcun di questi rami!

I' volea dimandar, rispond'io allora,

Che voglion importar quelle due frondi.

Ed ella: tu medesmo ti rispondi,

Tu la cui penna tanto l'una onora.

Palma è vittoria; ed io, giovene ancora,

Vinsi 'l mondo e me stessa: il lauro segna

Trionfo, ond'io son degna,

Mercè di quel Signor che mi diè forza.

Or tu, s'altri ti sforza,

A lui ti volgi, a lui chiedi soccorso;

Sì che siam seco al fine del tuo corso.

Son questi i capei biondi e l'aureo nodo,

Dico io, ch'ancor mi stringe, e quei begli occhi

Che fur mio Sol? Non errar con li sciocchi,

Nè parlar, dice, o creder a lor modo.

Spirito ignudo sono, e 'n ciel mi godo:

Quel che tu cerchi, è terra già molt'anni:

Ma per trarti d'affanni,

M'è dato a parer tale. Ed ancor quella

Sarò, più che mai bella,

A te più cara, sì selvaggia e pia

Salvando insieme tua salute e mia.

I' piango; ed ella il volto

Con le sue man m'asciuga; e poi sospira

Dolcemente; e s'adira

Con parole che i sassi romper ponno:

E dopo questo, si parte ella e 'l sonno.