887
O principe, più bello
del sol quando riluce
del celeste Monton ne l'aureo vello,
e miglior cavaliero
de l'immortal Polluce
e del pietoso Enea maggior guerriero,
e de la gloria altero
che gli avi ebber ne l'armi,
non ho degni di te rime né carmi.
Per te la casta moglie
del re del Lazio antico
cangiate avrebbe l'ostinate voglie,
messo Turno in oblio
ed ogni primo amico
che le fea caro il suo terren natio:
così novo desio
in quella dubbia impresa
di genero sì bel l'avrebbe accesa.
Se ti vedea Camilla,
sol per lo stral cadea
che da' begli occhi tuoi parte e sfavilla;
e sol fornir la guerra
la tua beltà potea
pria non veduta fra' mortali in terra;
e 'l cor, ch'indura e serra
il furor cieco e folle,
aperto avresti e fatto assai più molle.
Guerrier certo felice,
ma più felice amante,
ché quel che fare armato a te non lice
inerme far lo puoi
col tuo vago sembiante
e col dolce splendor de' lumi tuoi.
Quai regi o quali eroi
ebber più degne palme
o più chiare vittorie di tant'alme?
L'arme a' nemici tolte,
le spoglie sanguinose,
l'insegne al vento alteramente sciolte
fur trofei de' maggiori,
pompe a molti odiose
ed assai spesso invidiati onori;
ma 'l trionfar de' cori
sola è vera vittoria
e tua certa immortale e rara gloria.
In carro trionfale
parmi ch'Amor ti guidi,
simil di forma e di bellezza eguale;
cento vergini elette
ne' più famosi lidi,
cento ne' monti e cento in isolette,
punte da le saette,
di guarir non son vaghe,
ma ch'abbi parte di sì care piaghe!
Fra tante e così eccelse,
così belle ed illustri,
una, ch'avanza l'altre, egli si scelse
nova Lavinia, e nata
già quattro o cinque lustri
di chi più degna è di nomarsi Amata,
ch'è veramente nata
pur nel medesmo sangue
la memoria del quale anco non langue.
Canzon, va su l'Isauro,
dov'è la nobil coppia
ch'Amore ed Imeneo sì bene accoppia.