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By Alessandro Sforza

L'aquila altiera e gloriosa insegna

Del sommo ciel che hora è discesa in terra

In forma humana, a tuto el mondo exemplo,

Miro, in la cui vista include e serra

Amor quella beltà che amar ne insegna

Ove mia vita e morte ogni hor contemplo;

Di lezadria, honestà, virtù e costumi

Quanto costei, che sola

Porta negli ochi quanto al cielo invola,

Porgendo un sol pien de amorosi lumi,

Onde el mio cor se accende e per cui vola

L'alma a sì gran disir che mai si posa

E cum gli aperti acumi

Vive contenta e ne l'amar pensosa.

Ciascun che alberga nel terrestre sito,

Contencto di sua sorte e di fortuna,

Miri costei per più felice vita:

Quanto natura di belleze aduna

E quanto in sua possanza è stabilito

Sol se ritrova in lei, sì che infinita

La sua belleza in cor gentili invita

A sì alta speranza e a tanto amore

Pien de ardente volere,

Che l'alma spinge al suo sì bel piacere,

Che spesso di dolceza struge il core.

E di tanta vageza continere

Non si può l'alma e suspirar amando,

Und'ella in tanto ardore

Lieta si pasce con amor tremando.

Tanta belleza fabbricata in cielo

Ove natura e Amor poser lor forza,

Per far di sua honestà più il mondo acceso,

Fra nui si vede e dolcemente sforza

Col suo quanto può honesto più fier telo

Il cor a tanta voglia e disio appreso

Che da dolce speranza è sol difeso;

Unde el convien che chi la vede e scorge

Ogni altra lizadria

In basso loco posta e spenta sia.

L'honesta sua beltà virtù ne porge

Onde si gusta e intende ogni harmonia,

Tanto suave, amena, dolce e pura

Che l'alma non se accorge

Del cor che dolcemente amor gli fura.

Questa beltà sì piena d'honestade

Porge più altera vista e nei sembianti

Par più sdegnosa al cor che tanto l'ama.

O pien d'error per troppo voglia amanti,

El cor pascendo in la più verde etade

Di quel pensier che spesso morte chiama,

Non vi accorgete che chi troppo brama

L'alma, la mente, il cor, sua vista offende

Con sì ardente disio

Che de sì stesso per altrui è in oblio.

Quanto honesta beltà più el cor accende

Tanto più altera mostra e il dolce rio,

Sì che non fa quel che si pensi o voglia

E spesso non intende

Come honesta belleza lighi o scioglia.

El ciel, amore e la natura ornaro

De sì vera honestà tanta belleza

Che al bramoso disio parse severa,

Ma con tanta pietade e tal dolcezza

Dal ciel discese in terra, ch'ogni amaro

Pensier riforma e dolcemente intera.

Di mercé piena una pietà sincera

Chi veder vole in un celeste viso

Miri dove è sol questa

Donna che ogni aspra voglia ferma e resta

Con sua sola pietade, unde è conquiso

Ciascun pensier che morte amando presta

E il cor, mercé chiamando, rege e tempra

Un sol piatoso riso

E quanta voglia, amando, l'alma stempra.

Sola pietade è il fido e sicur porto

Al cor nel mar degli amorosi affanni:

Percosso da pensier, suspiri e pianto

Sola pietà gli porge ai futur danni

Quella speranza che gli dà conforto,

Prestando a l'alma ardir, piacer e canto.

Pietà nel vago viso honesto e sancto

Sola si vede che l'ardente piagha

Facta mortal risana.

Dolce salute e tanta voglia humana,

Belleza, lezadria honesta e vaga

Seguir senza pietà l'alma è sì vana

Che di dolor si pasce e il cor di morte,

Ma più pietà l'apagha

Quanto è in più crudo stato ogni sua sorte.

Questo è l'uccel gentile e del ciel gloria

Di sua belleza e d'honestade altero

Ove è pietà con dolce amor congiuncta

In la cui forma humana e divo impero

Con tanta maestà, fama e victoria

Ch'ogni spietato cor con pietà spunta

Ma i' sento l'alma mia sì accesa e puncta

Da soi begli ochi e in tanto dolce stratio

D'un solo accorto guardo

Che mai dal cor se allenta el fiero dardo

Sì che ognhora più stanco e ognhor men satio

Vivo nel foco, ove tremando io ardo

E dove amor mi tiene in tanto affanno

Che spesso, oimè, disgratio

El curso di mia stella, onde ho tal danno.

El ti convien, canzon, andar parlando

Di questa sola donna a tuto el mondo,

Pietosa, honesta e bella

Porto sicur, ver segnio e fida stella

D'ogni altro cor, d'amor già quasi al fondo.

Humil te inclina e riverente ad ella

Poi che è piatosa e piena di mercede,

Digli ch'ormai in profondo

Di tanta guerra è il cor che pace chiede.