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By Anton Francesco Grazzini

Io son forzato, per farvi piacere

ed ubbidirvi, Niccolò mio caro,

a comporre il capitol del sedere.

Conosco ben ch'a soggetto sì raro

senza l'aiuto e 'l vostro alto favore,

in rena fondo, e in acqua zappo ed aro.

Datemi dunque e possanza e favore;

poi che sete il mio Apollo e 'l mio Parnaso,

da voi sper'io, non dalle Muse onore.

Non fu nel mondo l'uomo fatto a caso,

ma con somma ragione: e gli fu dato

per veder gli occhi, e per fiutare il naso;

orecchi, piedi, man, lingua e palato,

per udir, per andar, mangiare e bere,

e per risponder quand'era chiamato;

il membro poi viril per mantenere

la spezie umana, e 'l cul, con riverenza,

per riposarsi spesso e per sedere.

Molt'altre cose fa per eccellenza

questo forame, che tacerle è bene:

basta sol dir che non si può far senza.

E dietro fra le cosce e fra le schiene

sta la carne senz'ossa e rilevata,

la qual dell'uom appunto il mezzo tiene;

ma per seder sì bene accomodata,

che si può dir che la natura e Dio,

sol per questa cagion ce l'abbin data.

Ma temo or ben che non si paia ch'io,

in cambio del sedere, il culo onori

ed a quello indirizzi lo stil mio.

Né però esco della strada fuori;

ché chi volesse lodar la pittura,

convien che lodi il pennello e' colori;

così anche il seder, chi ben pon cura,

convien lodar le chiappe finalmente,

che del seder son termine e misura.

Cammina attorno e travaglia la gente,

ma nella fine stracca e fastidita

per riposarsi siede e nulla sente.

Anzi si gusta una gioia infinita;

ché chi è stanco e lasso e segga poi,

par che gli torni in corpo un'altra vita.

Il dir novelle, il cicalar fra noi,

e che varrebbon le cene e' conviti

senza seder? Giudicatelo voi.

I giuochi tanto belli e favoriti,

come son la primiera e l'appiattare,

senza seder sarebbono sbanditi.

Mill'altri giuochi né veder, né fare

mai si potrieno: e così mille spassi

ne converria per forza abbandonare.

Ma or volgendo in altra parte i passi,

dico che se a studiar non si sedessi,

saremmo tutti quanti babbuassi.

Chi è colui che imparando volessi

star ritto, od a giacer, ch'alfin saria

peggio che fare i beccafichi lessi?

Non ci sarebbe la filosofia,

che si trovò sedendo: e d'ogni bene

avremmo finalmente carestia.

Il seder, sempre agli uomini dabbene,

a' grandi ed a' signori e a monsignori,

e quanto son maggior, più si conviene.

Stanno a sedere papi e imperadori

quasi a tutti i negozi: e volentieri

si piglian, nel seder, sì fatti onori.

Hanno d'intorno conti e cavalieri,

filosofi e buffon, che stanno in piede

ritti, che paion proprio candellieri.

Mai non fa male altrui quegli che siede:

non ruba, non ferisce e non ammazza:

e cieco è finalmente chi nol vede.

Se si stesse a seder la gente pazza,

godendo a casa, il mondo or non saria

d'uomini pien di così trista razza.

Non sarebbon soldati in Lombardia,

in Francia, nella Magna e in altra parte,

che cercan quel ch'è d'altri portar via.

E lo sfacciato e disonesto Marte,

ch'ogni ben mette, ogni dolcezza in bando,

sbandito si staria solo in disparte.

Sedendo non s'adopra lancia, o brando,

ben che sia qualche volta di bisogno,

sì come al tempo già del conte Orlando.

Parrà fors'a qualcun ch'io scriva in sogno,

e dica cose fuor d'ogni dovere,

tanto che quasi quasi mi vergogno.

Ma se saranno amici del sedere

cioè di pace, d'agio e di riposo,

vedranno che le sorbe non son pere.

Ma ora è tempo ch'al mio glorïoso

seder ritorni e che di lui favelli

il resto che nel cuor tengo nascoso.

Siedesi in cielo, e gli angeli più belli

seggon più alto: e così il paradiso

è tutto pien di sedie e di sgabelli.

E come la Scrittura ne dà avviso,

a seder sempre stan l'alme beate

l'eterno ben mirando fiso fiso:

sì che, di grazia, un po' considerate

quant'esser deve onorat'oggi il mondo

e pregiato il seder dalle brigate.

Il sedere è più dolce e più giocondo

che star nel letto il verno accompagnato,

ed or di state i poponi e 'l vin tondo.

E colui si può ben chiamar beato,

che il ciel gli ha dato un'arte ed un mestiero,

che si faccia sedendo in ogni lato.

Le donne in questa parte, e daddovero,

hanno avuto più larga la natura,

se drittamente si riguarda il vero;

perch'a seder, se ben ponete cura,

il più del tempo stanno allegramente:

ed hanno anche una buona seditura,

cioè, con che sedere agiatamente;

perché mi par che gli abbia una gran grazia,

chi sotto un grasso e grosso cul si sente;

ma chi l'ha magro e strutto per disgrazia,

con cert'ossi pagani, asciutti e secchi

affatto mai di seder non si sazia;

ché gli par proprio star sopra gli stecchi

ogni po' po' che segga, ancor che stia

sopra guanciali ben logori e vecchi.

E così chi di mele ha carestia,

sta male, e ben può dir ch'egli abbia addosso

per sempre un'incurabil malattia.

Or poi che lodat'ho quanto mai posso

questo seder, mi par tempo a fornire,

ben ch'il mio stil non gli abbia tocco l'osso.

Pur sono stato il primo a far sentire,

Niccolò caro, per vostra cagione,

le lodi sue, a chi le vuole udire:

e mi attengo alla vostra opinïone,

che in cielo, o in terra, trovare, o vedere

cosa nessuna possin le persone,

né miglior, né più bella ch'il sedere.