9 (281)

By Auteur inconnu

Giva Febo di sé fastoso un giorno

Per l'Arti sue sì rinomate e rare,

Per cui coll'una fa l'Alme sì chiare,

Coll'altra scaccia i rei malor' d'intorno;

Quand'ei, mirando dal gran Carro adorno

Là 've corre il bell'Arno al Tosco Mare,

Vide l'istesse sue virtù preclare

Splender nel Redi, e n'ebbe invidia e scorno.

Di sdegno allora e di livor dipinto

Il volto, ei disse: “E che dirà mai Delo,

Se un mortal mi pareggia e forse ha vinto?”

E preso a un tempo il più terribil telo,

A lui vibrollo, e 'l pose a terra estinto;

Ma poi pietoso lo ripose in Cielo.