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Giva Febo di sé fastoso un giorno
Per l'Arti sue sì rinomate e rare,
Per cui coll'una fa l'Alme sì chiare,
Coll'altra scaccia i rei malor' d'intorno;
Quand'ei, mirando dal gran Carro adorno
Là 've corre il bell'Arno al Tosco Mare,
Vide l'istesse sue virtù preclare
Splender nel Redi, e n'ebbe invidia e scorno.
Di sdegno allora e di livor dipinto
Il volto, ei disse: “E che dirà mai Delo,
Se un mortal mi pareggia e forse ha vinto?”
E preso a un tempo il più terribil telo,
A lui vibrollo, e 'l pose a terra estinto;
Ma poi pietoso lo ripose in Cielo.