9 (339)

By Auteur inconnu

Archimede non già, Fidia, né Apelle,

Quest'Arti illustri e vaghe a noi concesse,

Che sanno, o in moli o in marmi o in lini espresse,

Di natura imitar l'opre più belle.

Creolle il Fabbro eterno, e al mondo dielle,

Quando nell'Uom sua grande immago impresse.

Fermò nell'aria il suol, le sfere eresse,

E in terra i fior' dipinse, e in Ciel le stelle.

Or non dovranno de' mortali a i sensi

Oggetto offrir, che non sia onesto e pio,

E quale all'alta origin lor conviensi,

Che s'ad altro lavor cieco desio

Muove la man, sorga la mente, e pensi

Che il primo Autor di sì bell'arti è Dio.