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By Girolamo Malipiero

Ne la stagion che 'l ciel rapido inchina

verso occidente, e che 'l dì nostro vola

a gente che di là forse l'aspetta,

veggendosi in lontan paese sola,

la stanca vecchiarella pellegrina

raddoppia i passi e più e più s'affretta:

e poi così soletta

al fin di sua giornata

talor è consolata

d'alcun breve riposo, ov'ella oblia

la noia, e 'l mal de la passata via.

Ma, lasso, che né dì né notte adduce

quiete a l'alma mia,

poi ch'è mancata in lei l'eterna luce.

Come 'l sol volge l'infiammate rote

per dar luogo a la notte, onde discende

dagli altissimi monti maggior l'ombra,

l'avaro zappador l'arme riprende,

e con parole e con alpestri note

ogni gravezza del suo petto sgombra,

e poi la mensa ingombra

di povere vivande

simili a quelle giande,

le qua' fuggendo tutto 'l mondo onora.

Ma chi vuol si rallegri ad ora ad ora,

ch'io già non posso aver la mente lieta,

poi che del ben son fuora,

ch'informa il ciel, le stelle e ogni pianeta.

Quando vede 'l pastor calare i raggi

del sol lucenti al nido ov'egli alberga

ed imbrunir le parti d'oriente,

drizzasi in piedi, e con l'usata verga

lasciando l'erba e le fontane e i faggi,

move la schiera sua soavemente.

Poi lontan da la gente,

o casetta o spelunca

di verdi frondi ingiunca:

ivi senza pensier s'adagia e dorme.

Ma non già io così, tanto è difforme

il viver mio, e tal dolor mi strugge,

da che lasciato ho l'orme

di Cristo e seguo il mondo, che mi fugge.

E i naviganti in qualche chiusa valle

gettan le membra, poi che 'l sol s'asconde,

sul duro legno e sotto l'aspre gonne.

Ma io, benché 'l pianeta in mezzo l'onde

s'attuffi e lasci Ispagna a le sue spalle

e Granata e Marocco e le Colonne,

e gli uomini e le donne

e 'l mondo e gli animali

acquetino i lor mali,

fine giamai non pongo al duro affanno,

veggendo in tanti error con mio gran danno

l'alma irretita per sua fera voglia

sì ch'ancor d'anno in anno

più s'inviluppa, e tardo è chi la scioglia.

E perché un poco nel parlar mi sfogo,

veggio la sera i buoi tornare sciolti

da le campagne da' solcati colli,

ma non da me i sospir giamai son tolti,

portando al collo de' peccati il giogo,

onde dì e notte gli occhi miei son molli,

perch'io misero volli

tenerli così fiso

al falso aspetto e viso

di questo mondo: e però piango in parte

quel che non mai per forza né per arte

si acquista, ma ven dato in dolce preda

a chi non se disparte

da Cristo, sì ch'in lui sol speri e creda.

Canzon, non star più meco,

ma va' inanzi sia sera,

del ciel passa ogni schiera,

fin ch'al Signor in alto seggio e loco

giunta sarai, e fermate ivi un poco,

e digli com'io vo di poggio in poggio

cercando arder nel foco

de l'amor suo, ov'io stanco m'appoggio.