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Oh che tranquillo mar, che placide onde
solcavo un tempo in ben spalmata barca!
Di bei presidi e d'util merce carca
l'aer sereno avea, l'aure seconde;
il ciel, ch'or suoi benigni lumi asconde,
dava luce di nubi e d'ombre scarca;
non de' creder alcun che sicur varca
mentre al principio il fin non corrisponde.
L'aversa stella mia, l'empia fortuna
scoverser poi l'irate inique fronti
dal cui furor cruda procella insorge;
venti, piogge, saette il ciel aduna,
mostri d'intorno a divorarmi pronti,
ma l'alma ancor sua tramontana scorge.