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Aure felici, che nel lieto seno
mentre ven gite mormorando a volo,
cogliete i gridi con cui mesto e solo
sfogo il fiero dolore, ond'io son pieno,
fate a lei che mi pone e legge e freno,
cui sovra ogn'altra donna onoro e colo,
sì certa fé del mio angoscioso duolo,
che tinga di pietà il viso sereno.
Deh s'unqua vi scaldò fiamma d'Amore,
se di prego mortal vi calse mai,
non mi siate ora, a sì grand'uopo, avare.
Così non turbin voi pene né guai,
e con candide agnelle il mondo impare
farvi oggi, come già, debito onore.