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By Bernardo Tasso

Gli altar di gigli d' oro

ornate e di viole

mentr' io inauro le corna al bianco toro,

e con dolci parole

rendiamo onor sacrificando al Sole.

Portate omai la lira,

fanciulli onesti e belli,

poi che la Musa mia lieta m' inspira,

e cingete i capelli

vostri di calta e d' altri fior novelli;

già l' aure d' ogn' intorno,

lasciati i vaghi errori,

taccio, e 'n mezzo 'l ciel fermato è 'l giorno

sol per udir gli onori

del padre de' celesti alti splendori.

Febo, se ne l' ombrose

selve di Cinzio sei,

se in Delfo, o ne le fresche e dilettose

Tempe, dov' è colei

di cui sospiri ancora i fati rei,

fermati, e 'l nostro canto

odi cortese e grato,

volgendo gli occhi ove la ricca Manto,

lieta più de l' usato,

Cesar onora col suo Mincio a lato.

Non sei tu il primo lume

del cielo e 'l più lucente,

che volando per l' aria senza piume

col tuo bel carro ardente

apri a' mortali il lucido oriente

e loro apporti il die,

che co' begli occhi sgombra

ricercando del ciel tutte le vie

dagli alti monti l' ombra

e di novella luce il mondo ingombra?

Allor presto l' amante,

a cui la notte ha tolto

la dolce vista de le luci sante,

dal pigro sonno sciolto

ritorna a riveder l' amato volto.

Senza 'l tuo chiaro raggio

non potrebbe la Luna

scorger il breve suo torto viaggio,

ma di nebbia importuna

si vestirebbe l' aria oscura e bruna.

Sogliono fra le fronde,

fra i boschi alti e secreti,

mentre il tuo chiaro lume a noi s' asconde,

gli augei star fermi e cheti;

indi, a l' aprir del tuo bel raggio, lieti

levarsi con l' Aurora,

e dilettosi accenti

salutando il tuo nome mandar fuora,

al dolce canto intenti

fermando i fiumi rapidi e correnti.

A te la gran virtute

de l' erbe è manifesta,

onde l' usata lor prima salute

rendi, qualor molesta

febbre o dolor le mortai membra infesta,

e ritogli di mano

i corpi a l' empia morte,

rendendo loro il dolce stato umano;

umile a te la sorte

mostra qual dì infelice o lieto apporte.

Sgombra l' acerba doglia

ch' impetuosa assale

del gran Marchese la terrena spoglia,

né consentir che 'l male

tronchi al suo gran valore i vanni e l' ale;

odi il superbo Marte

ch' umil ti prega e chiama

né mai dal fianco suo mesto si parte,

sì la salute brama

di lui che sovr' ogn' altro apprezza et ama,

odi lungo le rive

del tuo fiume famoso

Napoli bella e le sue Ninfe, schive

di gioia e di riposo,

chiamar con mesto suono e doloroso,

Apollo, la tua aita,

e le nove sorelle,

ch' han la sua compagnia cara e gradita,

volte verso le stelle

nomarle crude e di pietà rubelle.

Così facendo, spesso

di ricche frondi altero

l' udrai cantar lungo il tuo bel Permesso

come Dafne leggero

seguisti per solingo aspro sentero.