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Perché quel dolce nodo,
ch'Amor e la bell'anima gentile
al cor mi strinse, a ragionar m'invoglia,
benché con umil stile,
pur dirò quello ond'io m'accendo e godo
ne la mia interna e desperata doglia.
Dolce mia cara ed onorata spoglia,
a voi rivolgo i miei pensieri e l'opre,
benché gli asconda e cuopre
il mio dir basso e quello ond'al Ciel m'ergo
vostro divino ingegno,
in cui mi specchio dolcemente ed ergo:
con questi alzata, cose a dire or vegno
ch'uom mai non vide, di tal grazia indegno.
Non perch'io non intenda
ch'a tanta impresa il mio valor non sale
e vostre lode scemi oltre parlando,
ma contrastar non vale
al gran desio, che fa ch'ognor m'accenda
a dir di quel, ch'a pena altrui pensando
giugner potria dal mortal posto in bando.
Ma voi, divina mia benigna luce,
so ben che voi vedete il grande affetto,
col chiaro, alto intelletto,
dentro ne l'alma, che di fuor traluce
quando il divin splendore
la debol vista al suo morir conduce,
e qual lunge mi strugga a tutte l'ore,
e da presso m'abbagli e vinca il core.
E come potria mai
vista mortale a sì possente lume
trovar, unqua fuggendo, alcuno scampo?
Ché per proprio costume
ardon più sempre gli amorosi rai
lontan, ond'io mi struggo e 'nsieme avvampo.
O del mio volo spazïoso campo,
o sola, alta cagion de' miei martiri,
quante volte vedeste entro il mio volto
Morte? Ch'avria disciolto
il vital nodo, se da' santi giri
nova grazia e virtute
non fosse scesa, ond'io parte respiri
a ricovrar la mia persa salute,
contra a nove saette ardenti, acute.
Non per questo mi doglio
di voi, sopra il mortal luci divine,
poi ch'io fu' indutta a sospirar tant'alto,
né perché stanca al fine
mi trovi lunge assai da quel ch'io voglio
e senta darme ognor più novo assalto.
Vedete ben questo mio cor, di smalto
'nanzi a tutt'altri colpi di fortuna,
e com'a l'apparir del vostro raggio
riparo un sol non aggio
in soffrir tanta luce, e che sol una
rivolta d'occhi scuote
tanti pungenti stral che il cor aduna.
Così facesser le volubil ruote
veder a voi quel ch'or m'arde e percote.
Se voi poteste alquanto
veder l'alta, incredibile bellezza,
di ch'io ragiono, come chi la mira,
tant'estrema allegrezza
non potria il cor soffrir, beato e santo
foco gentil, dov'ogni grazia spira.
Felice l'alma che per voi sospira,
ond'io ringrazio Amore e 'l dì ch'io nacqui,
poiché mi riservâro a tanto bene
ed alzaron mia spene,
senza cui morta, innanzi, a terra giacqui;
sol (ohimè) troppo avaro
mi sete de la vista, che mantene
la vita e 'l mio martir soave e caro
rende per lungo affanno e pianto amaro.
Dico ch'ogni pensiero
di voi sì dolce in mezzo a l'alma sento,
mirando il bel che in voi mi si discopre,
ch'ogn'altro oggetto, ogn'altro ardore spento
resta nel core, allor scarco e leggero;
né potrebbon già mai parole od opre
agguagliar quello allor che in me si scopre
dell'alta mia felicitade intera,
simil a quella che nel Ciel si sente;
se non che immantenente
sparisce e fugge la mia gioia vera,
ond'io dentro e d'intorno
la vo cercando pur colà dov'era
e dico: – Ohimè, quando sarà quel giorno
ch'io faccia a tanto ben già mai ritorno? –
Vedo ben che il desire
fuor del dritto sentir troppo mi porta,
e bramo quel di ch'io son fuor di speme.
Ma la ragion, ch'è morta,
non mi pò far del laberinto uscire
dov'ei mi chiuse, e 'l duol che l'alma preme
sovrasta' sensi e la ragione insieme.
Ma se l'arbitrio a me non fosse tolto,
i' direi forse cose alte e sì nuove,
ch'altri per mille prove
non poté mai, dal suo volere accolto;
tal che, come di gelo,
chi udisse quel ch'io sento e quel ch'ascolto,
si struggeria, lasciando il mortal velo,
tutt'infiammato d'amoroso zelo.
Canzon, io sento a l'amoroso ardore
crescer nov'esca a ragionar con seco,
ond'un'altra compagna avrai con teco.