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Dappo' che v'è in piacer ched io novelli
d'alcun sonetto d'operata rima,
ringrazione il Signor di tutto in prima,
po' tutti voi sicondi, a me frategli.
Colui ch'ascolta vuol ched io favelli,
secondo che la mente mia si stima,
sol per levarne colla dolce rima
se ' mie versetti fossin lungheregli.
D'alcun ce ne intendete, i' dico a lui,
i' faccio alquante cose a mio diletto
e piacemi d'udir cose d'altrui.
E se mi' opre aranno alcun difetto,
i' son sanza scïenza e sempre fui;
però il dir mio non può esser perfetto.
Se 'l frail mie intelletto
non satisfa, priego non biasimiate,
ma sol per mie ignoranza mi scusiate.