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Italia mia, che l'Apennin disgiunge
e da mille suoi fonti
mille fiumi in duo mari infonde e versa,
quel che partì Natura Amor congiunge,
tal che non ponno i monti
e i gran torrenti ond'è la terra aspersa
far l'una a l'altra avversa:
Amor le tue divise e sparse voglie
or unisce e raccoglie,
e spiana l'alte vie nel giogo alpestro
dal tuo sinistro lato al lato destro.
Ei la testa canuta e 'l petto e i fianchi
d'orror dispoglia e sgombra
i duri passi e le più rozze piante,
e mille sedi a' peregrini e stanchi
prepara, e poi s'ingombra
di lieta pompa in più gentil sembiante,
tal che l'invidia Atlante.
Altro che ninfe or miri e dei selvaggi
tra pini, abeti e faggi;
altro che piè di capro o fronte adorna
di verde fronda o pur d'acute corna!
Or di beltà celeste e di costumi
scorgi donne e donzelle
quai fresche rose al dolce estivo gelo,
e quando notte accende i tanti lumi
come notturne stelle,
e quando l'alba scioglie il fosco velo;
e se duo soli in cielo
fur visti già del ciel turbati segni
e sue minacce e sdegni,
or duo soli congiunti, e non s'attrista,
mira la nostra età, mirabil vista.
Duo soli di valor e di bellezza
ambo ne l'oriente
rotano i raggi incontra o stanno a paro:
l'un per l'altro fiammeggia e per vaghezza
de l'altrui foco ardente,
e l'un per l'altro è più sereno e chiaro;
né mai destino avaro
ce li asconde o sommerge, e 'n giro alterno
non fanno state e verno,
e sempre sono eguali i raggi e i passi
perché un mai l'altro non oscuri o lassi
Tu già colosso altero al sol drizzasti,
Rodi, al buon tempo antico:
chi due n'innalza a questi e chi l'indora?
Qual simulacro fia che avanzi o basti
al secol nostro amico
di nove meraviglie ond'ei s'onora?
Altra cittade ancora
mira del sol che in fronte a lei risplende,
altre bell'opre attende,
e sovra i monti e i nembi in aria sparsi
del suo gran fondatore il nome alzarsi.
Ma questa doppia luce altrove gira
il suo bel corso intanto
e 'l suo vivo splendor dispiega altrove:
onde Flora ne piange e ne sospira
fra mille gioie e Manto
accresce le sue laudi antiche e nove;
e quasi incontra or move
dal suo puro, tranquillo e dolce lago,
dal seggio fresco e vago,
da le fiorite sponde e da le valli,
da' suoi lucenti e liquidi cristalli.
Omai tra palma trionfale e lauro
e fra le care spoglie
e gli alteri trofei d'alme famose
che furo tolte al Gallo, al Trace, al Mauro,
il mio signor accoglie
e la sua nobil donna, alme pietose.
Chi gigli sparge e rose
dove la bella coppia or posi e giaccia,
ch'Amor di nuovo allaccia
e di rossore e di pallor dipinge,
e Castitate i nodi ordisce e stringe?
Canzon, di raggio in raggio
segui la nova e gloriosa luce
ch'al pensier mio riluce;
ma perché non t'accenda e non avvampi,
per sua pietà candida man ti scampi.