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By Torquato Tasso

Piante, frondose piante

che tra le foglie e i fiori

nutriste i frutti in bel giardino adorno;

e tu, di Flora amante,

che ne' felici amori

soavemente sospiravi intorno;

sole, ch'in quel soggiorno

spiegasti i dolci raggi;

fiume, che i tronchi e l'erbe

fai più liete e superbe

girando spesso i liquidi viaggi,

odi ch'io mi querelo,

odilo, o terra o cielo!

Madonna prende i doni

d'amante insidioso

ed a' nemici occulti apre la via;

e gusta (or mi perdoni)

dolce veneno ascoso

nel caro cibo che fuggir dovria.

Mortal dolcezza e ria,

deh, non l'ingombri il petto;

e s'attoscar Natura

volle alma così pura,

fé la mia morte ne l'altrui diletto.

Natura, iniqua maga,

del mio dolor s'appaga.

E tu, crudel, ne ridi;

ma rugiade fur quelle

de la bell'alba, e pianto dolce e chiaro.

E, per ch'io più diffidi,

le mie nemiche stelle

sul dono lagrimar, che fu sì caro.

Dono a me solo amaro,

che mi strugge, pensando,

ed a me sol crudele,

che suggo assenzio e fele;

dove ti colse il mio nemico, o quando?

O don, che m'uccidesti,

dove, dove nascesti?

Amor, se dentro a' rami

volavi come augello,

piagar dovevi di mortal ferita;

or per ch'io me 'n richiami,

sol dispietato e fello

ti mostri a me, c'ho sì dogliosa vita.

Qual pianta è sì gradita,

in cui vi colga i frutti?

Se d'odioso germe

son le speranze inferme

e la mia fede e i miei sospiri e i lutti,

qual sì lontana terra,

che 'l mar divide o serra?

Canzone, io sono il tronco, e le mie fronde

son mille miei desiri,

e i pomi aspri martiri.