954

By Torquato Tasso

Tu, che segui la pace e fai d'intorno

la terra più felice e più feconda,

e porti i dolci frutti e i vaghi fiori;

e tu, che 'l ciel sereni e l'aura e l'onda,

uscite insieme il desiato giorno

che Margherita e le compagne onori.

Pene, affanni e dolori,

pioggia di lacrimar, nebbia di sdegno,

strazio o tormento indegno

non turbino o sospiri a mille a mille

parti così tranquille;

né fortuna il viaggio o tardi o rompa,

ma vi spieghi reale altera pompa.

Da l'uno a l'altro mare a lei si mostri

quanto d'Ercole invitto il figlio regge

e quanto almo paese accoglie e serba,

e i popoli cui frena antica legge,

e serici trapunti e gemme ed ostri,

che far non ponno alma gentil superba;

e con l'etate acerba

a prova la natura in ogni cenno

scopra valore e senno

in teatro, in consiglio, in giostra, in danza,

non sol varia sembianza

e varie insegne e penne sparse a' venti

e co' destrier feroci arme lucenti.

Sol, che l'opre mortali e le fatiche

illustri da sì grande ed aureo cinto

che la fortuna e 'l fato annoda e serra,

ed albergando con le stelle amiche

di varie forme vedi il ciel dipinto

e teco ogni altro che si volge ed erra,

mira la nobil terra

quasi gran fascia che l'Italia fenda

e fra due mar si stenda:

ha questa il suo bel sole e chiari lumi

sono i santi costumi;

e 'l carro, a cui son l'ore intorno ancelle,

è virtù non soggetta a fere stelle.

È qui l'altero Po, di cui l'imago

nel ciel risplende, e fortunata nave

che gloriosi eroi conduce e porta,

e con bellezza placida e soave

giusta Vergine ancor; né fero Drago,

né Scorpio incontra la sua bella scorta,

né capo o chioma attorta

d'orribili serpenti a' suoi viaggi

sparge infelici raggi;

ma gregge mansueto e senza tosco

fere in campagna e 'n bosco;

né vi rugge leon, che l'ire accoglia,

ma d'Alcide è trofeo più ricca spoglia.

Altre spoglie, altre palme, altra corona,

altre fatiche guarda e 'n altre imprese

più libero valor e 'n altro campo,

né men saldo di quel che poi difese

mortali strette o vinse a Maratona

ch'a' Persi non giovò riparo o scampo,

splender con chiaro lampo;

né d'un regno due regi or degni estima

come fé Sparta in prima

una sola città, ma 'n tre succede

al padre il figlio erede,

e 'n tre luoghi fermando un seggio altero

è tre volte possente e tre guerriero.

In così bella parte e sì felice

sparga le grazie Margherita e versi

qual nova luce i raggi e la rugiada;

e mieta chiara gloria in dolci versi

via più di Cleopatra o Berenice

o di lei ch'adoprò l'amata spada:

lieta e vaga contrada,

fortunato paese, almo terreno,

aer puro e sereno,

valor senza onestà fra noi non serpe

come troncata serpe,

ma in lei vegg'io, s'altri il divide e spezza,

com'è perfetto onor, casta bellezza.

Ella non mostra mai barbaro orgoglio,

come solea regina in Menfi adorna

o l'altre che son già nude ombre e polve;

ma cortesia con umiltà soggiorna

dov'ella siede e fugge ira ed orgoglio,

e 'l timor si dilegua e si dissolve.

E s'ella a te si volve,

atti non vede o portamenti estrani,

non sembianti inumani,

non ode feri accenti, aspra favella

di gente a Dio rubella,

non diverso parlare o suon discorde

qual armonia di mal temprate corde.

Canzon mia, d'onorarla

vedrai più che 'l poter la voglia pari

fra i monti alpestri e i mari;

tu dì, se trovi intoppo al tuo desio:

"Son de la turba anch'io,

e fra cavalli ed armi e chiara tromba

Margherita e 'l suo pregio in me rimbomba".