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Vago e felice Dio, che da quel monte
liquido allarghi al tuo bel fiume il seno,
sorgi ratto da l'onde, esci al sereno,
scuoti i giunchi da gli occhi, ergi la fronte.
Vedi là d'una le bellezze conte,
che fa di gloria il gran Lisonzo ir pieno?
Ella a te vien, per far sempre più ameno
il tuo nobil terren, più chiaro il fonte.
Tu, s'entro il cristallin, purgato umore,
sacro al tuo nume, alberghi ninfa o dea,
fa' tosto ch'esca a reverirla fore,
che, fra quante n'ha Cinzia o Citerea,
nulla n'è degna di cotanto onore,
né maggior bene il ciel dar ti potea.