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A speranza mi vivo in giorno in giorno,
sperando sempre uscir di tanta pena,
e più l'un dì che l'altro manca lena
e consumomi come legne in forno.
E quando spero d'avere un soggiorno,
truovomi raddoppiata mala cena;
e allor forte il dolor mi raffrena
e mugghio più che non sonò mai corno.
La Morte chiamo, ché spenga mie vita;
po' che Fortuna in dolor pur mi tiene,
almen facessi all'alma far partita.
Sarebbemi rimedio alle mie pene.
Però dico a te, Morte: - A me aita,
po' che privato son di tutto bene! -
Spezzate le catene
son da Fortuna, e hammi sì percosso,
macera m'ha la carne e rotto ogni osso.